3 aprile 2020
Aggiornato 23:30
Convegno «Ticket di conciliazione e Welfare aziendale»

Asili nido e baby sitter, ecco cosa vogliono le donne per lavorare di più

Se ci fosse un ticket sociale i lombardi lo vorrebbero impiegare per il welfare dedicato alla cura dei figli (oltre il 60%), che serve di più di una badante (4,7%).

MONZA - Asili nido e baby sitter: ecco cosa vogliono le donne per lavorare di più e fino a 67 anni, rinunciando così al «lavoro» di nonne. Se ci fosse un ticket sociale, vale a dire un contributo per servizi sociali e famigliari venendo così incontro alle esigenze di conciliazione, i lombardi lo vorrebbero impiegare per il welfare dedicato alla cura dei figli (oltre il 60%), più che ad una badante (4,7%), che a quell’età potrebbe servire.
Tra l’estensione dell’età pensionabile e gli interventi per favorire l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, come gestire efficientemente il tempo dedicato al lavoro in equilibrio con quello domestico?

Del resto la conciliazione tra casa e lavoro è già oggi difficile: anche se rispetto alla media europea dell’occupazione femminile (58,2%), l’Italia è penultima (46,1%), appena prima di Malta, fanalino di coda della classifica (con 39,3%). Per circa il 10% delle imprese in Lombardia la donna che lavora e che «tiene famiglia» è meno produttiva. Solo il 16,3% degli imprenditori crede che non ci siano ripercussioni sulla resa lavorativa, mentre a venire incontro alle lavoratrici, attraverso politiche di conciliazione, sono le imprese lombarde che scelgono di concedere il part-time (32,6%) e/o di garantire maggiore flessibilità in termini di orario (35,3%). E per ovviare a questa situazione, potrebbe arrivare a sostegno di madri e famiglie il Ticket di conciliazione, un voucher da destinare ai servizi di cura e assistenza alla persona, dalla baby sitter alla badante, passando per la colf tuttofare. Il 43,7% dei lombardi utilizzerebbe un ticket per pagare la retta dell’ asilo nido, con punte a Bergamo e a Brescia (rispettivamente il 60% e il 58,1%). La baby sitter è invece il servizio che il 19% dei lombardi «acquisterebbe» attraverso il ticket, in particolare a Milano (dove la percentuale raggiunge il 27%). Anche i lavori domestici sono un «problema» che potrebbe essere gestito dal ticket di conciliazione per il 17,5% dei lombardi, con una colf tuttofare per la cura della casa. A Monza e Brianza il servizio di colf è più richiesto rispetto alla media lombarda (il 24,6% contro 17,5%), anche se la prima necessità resta comunque l’asilo nido (38,6%).

E’ quanto emerge dall’indagine «Conciliazione e lavoro» realizzata dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza che ha coinvolto circa 400 imprese lombarde. E del ticket sociale e di conciliazione si è parlato in occasione della presentazione dello studio di fattibilità che è stato presentato in Camera di commercio «Ticket di conciliazione e Welfare aziendale: una strategia possibile per la sostenibilità», promosso dalla Camera di commercio di Monza e Brianza, in collaborazione con Formaper, Confindustria Monza e Brianza, Regione Lombardia, Provincia di Monza e Brianza e Assessorato alle Politiche Giovanili e Pari Opportunità del Comune di Monza.

«In Brianza assistiamo nell’ultimo anno ad un eccezionale incremento delle imprese «al femminile», che supera di oltre tre volte la variazione annuale delle imprese femminili in Lombardia, e anche l’andamento medio complessivo delle imprese del territorio. Una performance che genera a sua volta occupazione e di cui beneficia l’intero sistema economico - ha dichiarato Pietro Paraboni, Consigliere della Camera di commercio di Monza e Brianza – Certo è che a fronte di una crescente partecipazione della donna al lavoro e a un progressivo prolungamento della sua vita lavorativa, occorre ripensare i modelli organizzativi e culturali della nostra società. L'idea di introdurre un voucher sociale di conciliazione rappresenta una soluzione che incentiva lo sviluppo di una rete di sussidiarietà in grado di tenere insieme in modo innovativo pubblico e privato, soddisfando altresì bisogni riconosciuti come meritevoli.»

Le imprese femminili in Lombardia
Oltre 1 attività su 5 in Lombardia è rosa. Sono ben 172.373 le imprese femminili attive nella regione, e crescono seppur lievemente dello 0,7% in un anno. Monza e Brianza con 12.848 imprese femminili, è la provincia lombarda che registra l’aumento più significativo, +2,4% in un anno, contro la crescita media delle imprese in provincia dell’1,1%. Seguono Lecco +1,7%, Varese +1,5% e Bergamo +1,4%. Milano è invece prima per numero di imprese rosa (57.544, il 20,1% del totale delle attive), Brescia è seconda (23.508, 21%) e Bergamo terza (18.295, 21%). Al quarto posto, Monza e Brianza dove è rosa 1 impresa su 5. È quanto emerge da un’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese.

Imprese femminili in Brianza per attività economica
I servizi sono il settore più rosa con 1 impresa su 4 (25,2%), in particolare il settore dell’alloggio e della ristorazione (27,5%) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (26,5%). La presenza delle donne nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca si attesta al 18,6% e nell’industria all’11%. È quanto emerge da un’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal