18 novembre 2019
Aggiornato 23:00
Immatricolazioni auto

Federauto: Settembre -5,7%, mercato dell'auto colpito e affondato

Il Governo vara l’aumento IVA e IPT, ignorando le proposte della filiera? Risultato: mercato automobilistico colpito e affondato

ROMA – In base ai dati comunicati oggi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il mese di settembre ha consuntivato 146.388 immatricolazioni, registrando una flessione del –5,7% rispetto a settembre 2010.

Secondo Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l'associazione che raggruppa i concessionari ufficiali di tutti i marchi commercializzati in Italia di auto, veicoli commerciali e veicoli industriali: «Un -5,7% può sembrare poca cosa in questo contesto ma è indice che si sta verificando un perfetto appiattimento sui risultati negativi realizzati dall’aprile 2010 in avanti, da quando, cioè, sono scomparsi gli effetti delle immatricolazioni delle vetture che beneficiavano della rottamazione governativa. Stiamo parlando di un mercato che rispetto a settembre 2007, anno record delle immatricolazioni auto in Italia, perde oltre il 20%. Se poi andiamo a raffrontarci con settembre 2009, in piena «rottamazione», la perdita supera il 23%. Una disfatta in primis per l’erario che introiterà miliardi di tasse in meno. Miliardi, non milioni. In un momento storico dove probabilmente farebbero comodo».

Federauto stima che sulla base del trend in atto, nel 2011 difficilmente sarà possibile traguardare le 1.800.000 immatricolazioni fino ad oggi previste, ritenendo più realistico pensare ad un numero che si attesterà attorno a 1.700.000 unità.
Aggiunge il presidente di Federauto: «L’analisi dei dati storici evidenzia che a settembre 2007 e 2009 le immatricolazioni sono state, rispettivamente, 184.774 e 190.389. Parliamo di due periodi molto diversi, l’uno di crescita normale dell’economia e l’altro di stimolo alle vendite di auto, ma entrambi espressione di un mercato accettabile, ovvero sopra il limite minimo di 2.000.000 di pezzi. Oggi, invece, eccoci qui a contare quelli che consideriamo solo i primi danni del doppio colpo sferrato agli autoveicoli, agli automobilisti e al settore. Il provvedimento ingiusto e iniquo, qual è l’aumento dell’Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT), in un momento in cui si parlava di eliminare in tutto o in parte questi enti, e l’aumento di un punto dell’aliquota IVA. Aumento, quest’ultimo, che non incide granché sull’acquisto di un telefonino, ma che pesa mediamente 220 euro su ogni auto. E quindi siamo passati dalla promessa pre-elettorale dell’abolizione del bollo, a una vera e propria escalation della tassazione sull’auto che, prima dell’ultima Manovra Anticrisi, si era contraddistinta per l’aumento della tassazione sulla RC auto, la crescita dei carburanti e ritocchi di altro tipo, tutti destinati a colpire le tasche dei nostri Clienti e a deprimere la domanda. Il contrario di quanto stiamo chiedendo noi da mesi, rafforzando le lagnanze e le proteste di Confindustria e di altri attori dell’economia italiana».

Conclude Pavan Bernacchi: «Oggi la priorità dovrebbe essere quella di invertire questo trend disastroso che rischia di far collassare molti concessionari con impatti per le Case automobilistiche, tutte, e l’occupazione. Non mi voglio ripetere sui danni all’ambiente e alla salute dovuti all’interruzione dello svecchiamento del parco circolante. E’ per questo che ci auguriamo di essere presto convocati dal Ministro dello Sviluppo Economico, On. Paolo Romani, al quale abbiamo scritto proprio qualche giorno fa interpretando correttamente i segnali provenienti dal mercato, all’indomani della approvazione della Manovra Anticrisi. Cosa ci aspettiamo? Anzitutto un gesto di attenzione per un settore determinante e irrinunciabile per l’economia nazionale e, in secondo luogo, la possibilità di illustrare proposte a «costo zero» per la ripresa del nostro settore e, quindi, immaginiamo, come in passato, di sviluppo per l’intero Paese. Ma se il tavolo dovesse servire solo a farci perdere tempo, come altri tavoli attualmente aperti, è meglio non convocarlo e lasciare così le cose».