12 luglio 2020
Aggiornato 01:00
La crisi del debito

S&P abbassa il rating del debito USA

Il Tesoro americano accusa: «Errori di calcolo». The Economist: «L'economia americana è sull'orlo di una nuova recessione». Obama: «Ora creare più posti di lavoro»

NEW YORK - L'accordo sull'innalzamento del tetto del debito americano non è stato sufficiente a evitare quello che fino a qualche mese fa sembrava possibile solo in un incubo. Gli Stati Uniti hanno perso la «Aaa», il rating più alto, quello che hanno avuto per tutta la loro storia finanziaria. La decisione shock dell'agenzia Standard & Poor's, che ha rivisto ad «Aa+» la valutazione per la prima volta in 70 anni, è arrivata a mercati chiusi, nella tarda serata americana: Washington non ha fatto abbastanza per allontanare preoccupazioni di lungo termine e il debito americano non è più considerato tra gli investimenti più sicuri del mondo. Ora gli Stati Uniti sono al di sotto del Lichtenstein, allo stesso livello di Belgio e Nuova Zelanda.
La spiegazione si è impressa a fuoco direttamente sui libri di storia economica: «il downgrade riflette l'opinione che il piano di consolidamento fiscale su cui Congresso e amministrazione hanno trovato un accordo non fa abbastanza per quello che, secondo noi, sarebbe neccessario per stabilizzare le dinamiche del governo sul debito nel medio termine». Peggio ancora: «in un momento in cui i problemi sono in aumento, l'efficacia, la stabilità e la prevedibilità delle istituzioni americane sono indebolite». (segue)

Il Tesoro USA accusa S&P: Errori di calcolo - Il Tesoro americano ha accusato l'agenzia di rating di aver commesso un errore da 2.000 miliardi di dollari nell'analisi che si è conclusa con il downgrade degli Stati Uniti.
Questa notte, Standard & Poor's ha preso la decisione storica di tagliare il rating agli Stati Uniti: la prima economia del mondo ha perso la tripla A, che corrisponde al massimo giudizio di affidabilità, e diventa AA+, con outlook negativo. Questo significa che, per la prima volta nella storia, gli Usa hanno un grado di affidabilità inferiore a quello della Germania e di altri 15 Paesi.
«Un giudizio macchiato da un errore di 2.000 miliardi di dollari parla da solo», ha detto alla stampa un portavoce del ministero.

Economist: «L'economia americana è sull'orlo di una nuova recessione» - La prima economia mondiale, gli Stati Uniti sono sull'orlo di una nuova recessione: non è inevitabile ma i rischi che si produca sono ormai molto elevati, avverte il settimanale The Economist. Nel numero in edicola domani viene analizzata a fondo la possibilità che si produca quella che gli economisti anglosassoni chiamano «double dip», ossia appunto una nuova fase di contrazione del Pil dopo quella di recupero che a sua volta ha seguito la precedente recessione. Un articolo eloquentemente accompagnato dall'immagine di un enorme squalo che si aggira sotto una barca. di Uno scenario che ha preso il sopravvento poco dopo l'accordo dell'ultimo minuto sui limiti al debito federale, che ha scongiurato una insolvenza sui pagamenti, mentre negli ultimi giorni i rischi di recessione si sono fatti più concreti con una serie di indicatori deboli.
Ma non sono solo i dati più recenti a dover preoccupare: secondo l'Economist «nell'ultimo anno in media il Pil è cresciuto a ritmi dell'ordine dell'1,6 per cento su base annua, ben al di sotto di quello che la maggior parte degli economisti stima essere la crescita di fondo degli Usa, e con un ritmo che in passato è stato quasi sempre seguito dalla recessione». Gli shock degli ultimi mesi potrebbero aver lasciato ferite più profonde di quanto precedentemente stimato, e intanto per gli Usa il prossimo anno si profila una pesante cura di austerità di bilancio: una correzione equivalente a due punti percentuali di Pil, la maggiore tra le più grandi economie e «abbastanza per trainare in recessione» il paese. In più le ultime settimane di braccio di ferro tra repubblicani e democratici sul bilancio hanno creato un clima di incertezza.
La recessione non è inevitabile, secondo The Economist, ma la possibilità di scamparla non è nelle mani dei politici, che al massimo possono «dire la verità sullo stato dell'economia». La scappatoia dipende dalla Federal Reserve, che deve lanciare una nuova tornata di acquisti di titoli del tesoro finanziandoli battendo nuovi dollari (Quantitative easing III). «Sarebbe stato meglio con manovre di bilancio», ma non ci sono più i margini. Ad ogni modo se gli Usa riusciranno ad evitare la recessione potrebbero ancora mettere in rilievo i punti di forza di fondo della loro economia: «una popolazione più giovane, tasse più basse, una economia più innovativa e, almeno finora, il dollaro come valuta di riserva mondiale».

Obama: Ora creare più posti di lavoro - Il rapporto sull'occupazione «è positivo, ma bisogna creare più posti di lavoro per bilanciare i tagli registrati durante la recessione». Lo ha detto il presidente americano Barack Obama.
Obama, per calmare le preoccupazioni sullo stato di salute dell'economia americana, ha mandato un messaggio alle economie globali: «ce la faremo, le cose andranno meglio», ha detto parlando dalla Washington Navy Yard, dove ha presentato un piano per fare rientrare i veterani di guerra all'interno della forza lavoro.
Secondo il presidente «non c'è contraddizione tra tagliare il deficit del Paese e creare posti di lavoro» ed è possibile rimettere in sesto il mercato del lavoro «e al contempo rimettere a posto i conti dello stato e puntellarli nel lungo periodo».

La vita dopo la guerra, incentivi a chi assume ex soldati - Il presidente Barack Obama lo ha chiamato un «campo di addestramento a rovescio». E' il nuovo programma del governo federale per insegnare ai veterani che hanno combattuto in Afghanistan e in Iraq a vivere dopo la guerra, e in particolare ad affrontare l'ostacolo più difficile: trovare un lavoro. «La battaglia per loro non è finita a Baghdad o Kandahar - ha detto Obama, parlando a Washington Navy Yard, l'ex quartier generale della marina nella capitale - ma continua dopo il ritorno negli Stati Uniti. Loro hanno combattuto per noi, adesso tocca a noi darci da fare per loro».
Oltre all'assistenza, il nuovo programma prevede una serie di incentivi fiscali per le aziende che assumono ex militari, e sgravi ancora più sostanziosi se si tratta di invalidi che hanno riportato ferite in battaglia. L'obiettivo è di dare un lavoro o una formazione professionale a 100 mila veterani nell'arco dei prossimi due anni.
In concreto, per i datori di lavori, si tratta di un incentivo di 2.400 dollari per le assunzioni a tempo determinato e 4.800 per quelle a tempo indeterminato. Per le aziende che assumono veterani invalidi che hanno riportato ferite in battaglia, invece, l'incentivo è di 9.600 dollari, per tutti gli altri di 4.800 dollari.
Obama ha citato due iniziative nel suo intervento, quella di Siemens, che ha assunto 300 veterani e si prepara a dare un lavoro ad altri nei prossimi mesi e Microsoft, che aiuterà 10 mila ex soldati ad ottenere la certificazione professionale come tecnici informatici da qui alla fine del 2012.
Alla presentazione dell'iniziative erano presenti rappresentanti di altre grandi aziende che avranno un ruolo nel programma, tra queste Lockheed Martin, Accenture, JP Morgan e AT&T.