26 settembre 2020
Aggiornato 11:00
Il referendum Fiat

A Mirafiori ha vinto il sì. Marchionne: svolta storica

Il no prevale su linee di montaggio, gli impiegati ribaltano il risultato. Sacconi: «Evoluzione nelle relazioni industriali». Airaudo: «Dai lavoratori un no al ricatto»

ROMA - I lavoratori dello stabilimento Fiat di Mirafiori hanno approvato l'accordo siglato da azienda e sindacati, ad eccezione della Fiom. Le operazioni di scrutinio delle schede non sono ancora state ultimate, ma i sì hanno ormai raggiunto la metà più uno dei voti validi. Per la percentuale con cui ha vinto il sì bisognerà aspettare la fine dello spoglio.

Gli aventi diritto al voto erano 5.431. Hanno votato 5.154 lavoratori pari 94,9% (la commissione elettorale non ha tuttavia ufficializzato il dato). Il referendum ha preso la direzione del sì quando è stato scrutinato il seggio degli impiegati. Dopo il vantaggio del no accumulato nei quattro reparti montaggio, tradizionali roccaforti della Fiom, la situazione è stata ribaltata è iniziato lo spoglio del seggio degli impiegati.

La vittoria del sì non sembra comunque così netta come nelle previsioni. Nei giorni scorsi, i sindacati firmatari dell'accordo separato avevano ipotizzato una percentuale tra il 70 e l'80%, assai superiore a quella raccolta per il referendum a Pomigliano d'Arco (63,2%).

MARCHIONNE - Chi ha votato 'sì' al referendum di Mirafiori ha fatto una scelta «lungimirante» perché «hanno scelto di prendere in mano il loro destino, di assumersi la responsabilità di compiere una svolta storica e di diventare gli artefici di qualcosa di nuovo e di importante». Lo afferma l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, in una nota.
«In un Paese come l'Italia, che è sempre stato legato al passato e restio al cambiamento, e il referendum di ieri in parte lo ha dimostrato - ha affermato il numero uno del Lingotto - la scelta di chi ha votato sì è stata lungimirante».

SACCONI - «L'esito del referendum apre un'evoluzione nelle relazioni industriali, soprattutto nelle grandi fabbriche, che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e effettiva crescita dei salari». Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, commentando al Gr2 la vittoria del sì a Mirafiori.

AIRAUDO - «I lavoratori non hanno lasciato sola la Fiom, la Fiom non lascerà soli i lavoratori». Ad affermarlo il segretario nazionale Fiom responsabile settore auto, Giorgio Airaudo, secondo cui «siamo di fronte ad un risultato meraviglioso, cioè lavoratori sotto ricatto decidono di votare no e di alzare la testa».
«Nei posti di lavoro più faticosi, tra gli operai delle linee di montaggio, ha prevalso il no, lì dove l'accordo Marchionne è più doloroso; il sì prevale dove sono collocati capi e struttura gerarchica, i dipendenti più vicini all'azienda. Per noi - ha detto Airaudo al quotidiano on line www.dirittidistorti.it - questo referendum non era legittimo, ed il risultato di oggi ci dà una grande spinta, è un risultato non scontato e molto importante. Il sì ha vinto con molti problemi ed ha ottenuto un consenso non utile al lavoro e alla produzione delle auto. Con questo voto - conclude Airaudo - i lavoratori non hanno lasciato sola la Fiom e la Fiom non lascerà soli questi lavoratori».

BONANNI - La vittoria dei sì al referendum di Mirafiori «anche tra gli operai e non solo tra gli impiegati è un fatto inequivocabile ed importante. Nessuno può metterlo ora in discussione». Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo cui ora è giunto il momento di sanare le divisioni tra i lavoratori.
«Spero che adesso tutti abbassino i toni e si impegnino a rispettare la volontà dei lavoratori, ritrovando le ragioni del dialogo e dell'unità all'interno dello stabilimento. La Cisl lavorerà per questa prospettiva. Siamo convinti - ha sottolineato Bonanni - che l'importanza e la qualità dell'investimento della Fiat a Mirafiori servirà a sanare la frattura e le divisioni tra i lavoratori».

LANDINI - Il referendum di Mirafiori rappresenta secondo la Fiom «un risultato straordinario, inaspettato». Così il segretario Maurizio Landini ha commentato l'esito del referendum che ha sancito la vittoria del sì a Mirafiori all'accordo separato con una percentuale del 54%. Per Landini l'esito dimostra che «la Fiat non ha il consenso dei lavoratori e sarebbe un atto di saggezza riaprire una trattativa vera perché le fabbriche senza il consenso di quei lavoratori non funzioneranno».