27 novembre 2020
Aggiornato 08:30
Siete d'accordo? Non siete d'accordo?

Su Pomigliano pesa la scommessa sulla produttività

La Fiat per restare chiede una modifica al diritto di sciopero. E’ giusto?

Pomigliano potrebbe diventare lo spartiacque di un nuovo modo di intendere le relazioni industriali in Italia.
La novità del progetto Marchionne è che per la prima volta un’azienda chiede di modificare il tessuto dei diritti dei lavoratori con un accordo a due che dribla sia lo statuto dei lavoratori che (forse) la Costituzione.
In cambio la Fiat mette sul piatto circa 700 milioni di euro di investimenti e una sorta di contro delocalizzazione affidando a Pomigliano la produzione della nuova Panda.
In sintesi Marchionne propone ai sindacati questo scambio: la Fiat inverte il trend di andare a produrre all’estero, ma chiede ai sindacati il sacrificio di indossare perlomeno alcuni dei panni adottati dai loro colleghi polacchi, bulgari o indonesiani.

Fuori metafora la Fiat per restare in Italia chiede di ritrovare, perlomeno alcune delle condizioni che troverebbe se andasse a produrre in Polonia, Bulgaria, o Indonesia (cioè i Paesi dove trasferirà molta produzione se dovesse trovare in casa una barriera sindacale insormontabile).
E’ una partita che la Cisl e la Uil si sono detti disposti a giocare. La Fiom (Cgil), invece, ritiene che i diritti valgano più dei posti di lavoro, e gridano al ricatto per essere stati messi di fronte a questa scelta.
Siete d’accordo che la crisi non deve giustificare la rinuncia a conquiste (diritto di sciopero, lavoro notturno) che sono costate decenni di lotta e hanno disegnato un profilo del lavoro in Italia degno di un Paese progredito e tecnologicamente avanzato? Non siete d’accordo? Parliamone nel Diario del Web.