12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Il ministro chiede un Gran Giurì per ristabilire la verità, ma Don Antonio Sciortino rifiuta

Brunetta: «Ecco la prova che Famiglia Cristiana mente»

Al centro della disputa alcune frasi sui precari riportate dal settimanale dei cattolici

Il direttore di «Famiglia Cristiana» don Antonio Sciortino ha comunicato al presidente dell’Ordine dei Giornalisti Lorenzo Del Boca che non intende accettare il giurì d’onore proposto dal Ministro Brunetta a seguito della pubblicazione di un editoriale nel quale, in assoluta malafede secondo il ministro, gli erano state attribuite frasi mai pronunciate.
Ecco un riassunto dei fatti secondo Brunetta.

Lo scorso 27 ottobre le agenzie anticipano i contenuti di un editoriale del vicedirettore di «Famiglia Cristiana» Fulvio Scaglione, che contiene questo passaggio: «il pur meritorio Brunetta, interrogato sui potenziali disoccupati causa crisi, rispose: «Troveranno qualcos'altro da fare». Qualcosa cosa? Non si sa. Quando? Non si sa. Per quanti soldi? Non si sa. Mentre si sa che anche i precari mangiano due volte al giorno, e nel frattempo abbiamo seminato 557 mila occupati in meno».
Nella stessa serata le agenzie, precisano dal ministero, danno conto della nostra replica:
«Sa dirci il pur meritorio vicedirettore di «Famiglia Cristiana» Fulvio Scaglione quando e dove il ministro Brunetta avrebbe pronunciato le frasi sui precari che gli attribuisce nel commento sul numero di questa settimana? Saremmo proprio curiosi di saperlo. E’ troppo comodo alimentare finte polemiche su dichiarazioni mai rilasciate. Eppure anche a «Famiglia Cristiana» dovrebbero sapere che le bugie non portano in Paradiso».

Tutto chiarito? No. Il giorno dopo le agenzie riportano invece una piccata dichiarazione del vicedirettore di Famiglia Cristiana («L’esuberanza dialettica del ministro Brunetta, a quanto pare, confonde i suoi stessi portavoce») nella quale, per dimostrare l’esattezza di quanto sostenuto nel suo editoriale, riporta un passaggio di un’intervista rilasciata dal Ministro Brunetta a Repubblica il 12 ottobre 2008.
E’ allora, dice Brunetta, che ci rendiamo conto della manifesta malafede di Scaglione: questi cita correttamente le frasi del Ministro ma le fa precedere dalla frase «interrogato sulle migliaia di precari della ricerca che non sarebbero stati confermati». Una categoria completamente differente da quella dei «potenziali disoccupati causa crisi» che ha invece usato nel suo editoriale.
Immediata la nostra replica: «Il vicedirettore di Famiglia Cristiana mente sapendo di mentire. Le parole del ministro si riferivano esclusivamente ai precari della ricerca: personale altamente specializzato e che per definizione passa da una ricerca all’altra, da un posto a un altro, da un’esperienza a un’altra, da un Paese all’altro. Nel suo editoriale, ripreso ieri dalle agenzie, Scaglione scrive invece di un Brunetta «interrogato sui potenziali disoccupati causa crisi»: una categoria completamente diversa. Le stesse domande e risposte che seguono a questa citazione falsa sembrano poi ulteriori risposte del Ministro a ulteriori domande.
«Scaglione dovrebbe sapere, prosegue il ministro, che le citazioni o sono esatte e contestualizzate oppure sono false, menzognere e volutamente fuorvianti. Non si può impunemente forzare le dichiarazioni di un Ministro al fine di bieca e banale polemica».
Su questo grave episodio Brunetta chiede allora un giurì d’onore sulla correttezza del comportamento professionale del vicedirettore di Famiglia Cristiana».

Giurì d’onore che ieri il direttore di «Famiglia Cristiana» don Sciortino, con una mail al presidente dell’Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca, ha ufficialmente rifiutato.
«Ma da laici, insiste Brunetta , non intendiamo certo rassegnarci agli errori in malafede che il convento di «Famiglia Cristiana» passa ai suoi lettori».

Ecco infine cosa pensa dell' accaduto il Presidente dell' Ordine dei Giornalisti, Lorenzo Del Boca

«Famiglia Cristiana rinuncia al «giurì d’onore» che il ministro Brunetta aveva chiesto per dirimere un contenzioso nato in seguito a un editoriale pubblicato dal giornale. L’Ordine dei giornalisti se ne rammarica. Era un’opportunità che, da un lato, avrebbe consentito di risolvere una querelle in modo rispettoso e, d’altro canto, avrebbe indicato una via facilmente praticabile per dare soluzione ai tanti contenziosi che oppongono il mondo dell’informazione con il resto della società civile.
La vicenda era nata qualche settimana fa. Fulvio Scaglione, vice direttore di Famiglia Cristiana, aveva firmato un articolo nel quale venivano citate alcune dichiarazioni che il ministro Brunetta aveva rilasciato tempo addietro. Il ministro le ha contestate sostenendo che quelle parole erano state pronunciate in altro contesto e con altro significato.
Poteva nascere la solita denuncia penale, con richiesta di risarcimento danni o una dolorosa azione civile che tanto inquieta per le conseguenze che produce. I giornalisti sono scesi in piazza contro le iniziative giudiziarie del presidente del Consiglio e dei tanti politici dalla querela facile. Invece Brunetta si è rivolto all’Ordine dei giornalisti chiedendo la creazione di un «giurì» in grado di confrontare i rispettivi documenti e stabilire chi avesse ragione. E’ sembrata una decisione non solo ragionevole ma altamente rispettosa della funzione dell’informazione.
Il giurì è un istituto al quale gli organismi di categoria pensano da tempo (al punto da essere stato inserito nel disegno di legge che la commissione cultura della Camera dei Deputati ha preso in esame il 5 novembre) ma, per il momento, nessun regolamento lo prevede. Può essere attuato soltanto se le «parti» sono assolutamente d’accordo.
Il presidente dell’Ordine Lorenzo Del Boca ha chiamato il direttore Antonio Sciortino il quale, a commento della vicenda, si è espresso in questo modo: «se abbiamo sbagliato non c’è difficoltà a pubblicare una precisazione ma se quello che abbiamo scritto è vero non è giusto che il mio vice direttore venga accusato di essere un bugiardo…»
In effetti il problema è proprio quello. Un giurì avrebbe stabilito se Famiglia Cristiana doveva prendere atto di essere incorsa in un errore (cosa assolutamente possibile) o se il ministro Brunetta doveva stare zitto. L’Ordine aveva previsto di affidare il giudizio al presidente del tribunale di Roma De Fiore, affiancandolo con i presidenti degli ordini di Lombardia e Veneto, Gonzales e Amadori. Sono seguite alcune e-mail per puntualizzare la questione con lo stesso Sciortino e con il diretto interessato Scaglione. Erano necessari pochi giorni perché la proposta fosse valutata dall’ufficio legale del giornale. I pochi giorni sono diventati tanti. Il «prossimo lunedì» è diventato quello successivo e quello successivo è andato a quell’altro ancora. Sembrava un silenzio diniego.
Poi la decisione: il direttore Sciortino ha comunicato che, a giudizio degli avvocati, la proposta del giurì «non sembra una soluzione convincente». Per cui non se ne fa nulla. Un‘occasione perduta. Anche per Famiglia Cristiana».