17 settembre 2019
Aggiornato 01:00
Economia. Riparte l'industria italiana

A luglio riparte il fatturato dell'industria, salgono gli ordini

Scajola: «Accelerare ripresa». Epifani: «Dato microscopico»

ROMA - Riparte l'industria italiana: il fatturato torna a crescere dopo 12 mesi e salgono anche gli ordinativi. La ripresa è legata all'export, mentre stenta ancora il mercato interno. Secondo i dati Istat, il fatturato ha messo a segno un incremento congiunturale dello 0,7% (contro -1,6% di giugno), il primo dato positivo da giugno 2008. Rispetto a luglio 2008 il fatturato è tuttavia sceso del 21,7%.

Anche gli ordinativi a luglio sono cresciuti del 3,2% su base congiunturale (contro il 2,6% di giugno), mentre rispetto allo stesso mese dello scorso anno si registra un calo del 23,2%. Rallenta, intanto, il calo nell'industria degli autoveicoli a luglio: il fatturato tendenziale grezzo è sceso del 25% (-27,3% a giugno) mentre gli ordinativi hanno registrato un calo del 21,8% (-28,9% a giugno). «È evidente - commenta il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola - che dobbiamo accelerare al massimo la ripresa per sostenere le imprese e l'occupazione ed evitare contraccolpi sul mercato del lavoro».

L'aumento di fatturato e ordinativi dell'industria a luglio si tradurrà, secondo Scajola, «in produzione e fatturato nei prossimi mesi». Questo significa, aggiunge il ministro, che la ripresa «si sta rafforzando e potrebbe essere più sostenuta di quanto indicato nei giorni scorsi dalla Commissione Europea, la quale prevede per il terzo trimestre un aumento del Pil dello 0,2% dopo i forti cali dei trimestri scorsi».

Il dato Istat è «microscopico» per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che avverte: «Il problema che abbiamo è la velocità con cui si riprende», per questo «la situazione resta pesante. Se la risalita non sarà rapida, per l'occupazione la situazione diventerà pesante». Il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini invita il governo a «non abbassare la guardia di fronte alla crisi» e chiede un sostegno ai redditi per far ripartire i consumi. Anche per il presidente di Confapi, Paolo Galassi, questi primi segnali positivi non devono diventare un «alibi» per il governo, chiamato a sostenere la ripresa, perchè «la strada è ancora in salita».

A giugno, secondo l'Istat, il fatturato era stato negativo per l'1,6% mentre il dato tendenziale era stato negativo per il 25,4%. A giugno la crescita congiunturale degli ordini era stata pari al 2,6% mentre il dato tendenziale era stato negativo per il 22,7%. A luglio gli ordinativi nazionali, spiega l'Istat, hanno registrato un calo del 2,9% mentre quelli esteri hanno registrato un incremento del 15,6%. Sul mercato interno, il fatturato è diminuito dello 0,1% ed è aumentato del 2,7% su quello estero.

Il viceministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso valuta positivamente i dati di luglio su fatturato e ordinativi industriali sul mercato estero, sostenendo che «la macchina del made in Italy riparte con la crescita dell'export». Anche per il Cerm, «è iniziata la risalita dell'economia» e come era prevedibile «la ripresa per le imprese italiane è legata, innanzitutto, alla ripartenza della domanda mondiale e alla loro capacità di competere sui mercati. Rimane, per i prossimi mesi, la sfida della domanda interna».

L'indice degli ordinativi, sottolinea l'Istat, ha registrato un unico incremento tendenziale nel settore della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (più 16,0 per cento). Le variazioni negative più marcate sono state registrate nella fabbricazione di mezzi di trasporto (meno 46,6 per cento), nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (meno 38,1 per cento) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (meno 21,5 per cento). In particolare per quanto riguarda gli autoveicoli, nel mese di luglio il fatturato nazionale ha segnato un calo del 12,5% (-25,8% a giugno) mentre quello estero è sceso del 37,1% (-29% a giugno). Gli ordinativi nazionali a luglio sono scesi del 2,8% (+2,6% a giugno) mentre quelli esteri sono scesi del 41,9% (-57,9% a giugno).