26 gennaio 2020
Aggiornato 17:30
Domani si riunirà il consiglio direttivo della Bce

La Bce decide sui tassi, attesi invariati all'1%

Pesa incertezza economia, con rischi deflazione e stretta credito

FRANCOFORTE - Il costo del denaro nell'area euro dovrebbe restare fermo all'1% anche per il mese di agosto. Domani si riunirà il consiglio direttivo della Bce per decidere se intervenire sui tassi d'interesse, ma secondo gli analisti Francoforte dovrebbe lasciare all'1% (per il terzo mese consecutivo) il tasso sulle principali operazioni di rifinanziamento: un livello che rappresenta il minimo mai raggiunto nei 10 anni di storia della moneta unica. Il clima di incertezza sull'evoluzione dell'economia nell'Eurozona, infatti, dovrebbe indurre i banchieri centrali - nell'ultima riunione prima della pausa estiva - a mantenere i tassi invariati.

«La recessione e la deflazione - spiega Alexander Krueger, economista della banca tedesca Bankhaus Lampe - favoriscono il mantenimento dei tassi a livelli così bassi». Le prospettive economiche - secondo l'analista - mostrano una schiarita, se ci si affida agli ultimi indicatori sul clima di fiducia, ma l'uscita dalla crisi si annuncia faticosa e la ripresa, quando arriverà, probabilmente sarà debole. Nel dubbio, aggiunge Krueger, «la Bce manterrà la porta aperta a nuovi ribassi dei tassi d'interesse».

Nelle ultime previsioni, Francoforte ha indicato un ritorno a tassi di crescita trimestrale a metà del 2010. Ma su questo scenario incombono alcuni rischi, dalla deflazione alla stretta creditizia. In particolare, per l'Fmi la minaccia deflazionistica (un calo prolungato dei prezzi, che paralizza l'economia) è leggera ma c'è, mentre la Bce al momento la esclude. Negli ultimi due mesi, i prezzi al consumo nell'Eurozona sono stati in flessione (-0,1% su base annua a giugno e -0,6% a luglio). Il calo record dei prezzi alla produzione a giugno (-6,6%), inoltre, ha alimentato i timori di una spirale negativa. Ma per l'Eurotower l'impennata dei prezzi del petrolio nel 2008 spiega in gran parte questa dinamica, e la situazione dovrebbe normalizzarsi nel corso dell'anno.

La scarsa offerta di credito è l'altro fattore che potrebbe aggravare la recessione. L'ultima indagine trimestrale della Bce ha mostrato che le banche continuano a inasprire le condizioni dei prestiti, perchè non vogliono prendere nuovi rischi. La Banca centrale le ha 'inondate' di liquidità a buon mercato, per spingerle a dare credito a sufficienza in modo da evitare l'asfissia del sistema produttivo. Ma la crescita dei prestiti continua a rallentare a vista d'occhio, con un incremento a giugno di solo l'1,5% rispetto allo stesso mese del 2008.

È «realistico» pensare - evidenziano gli analisti di Royal Bank of Scotland - che ci vorrà del tempo perchè tutte le misure eccezionali adottate dalla Bce abbiano concretamente effetto.

Anche se la prospettiva di rilancio dell'economia resta lontana, i banchieri centrali cercheranno tuttavia di progettare una exit strategy dalla crisi. Si dovrà quindi prima riassorbire la liquidità in eccesso sui mercati finanziari, e poi aumentare di nuovo i tassi d'interesse, con l'obiettivo di evitare pressioni inflazionistiche. La scelta più delicata, comunque, sarà quella del momento giusto in cui intervenire.