21 settembre 2019
Aggiornato 17:30
Dl anticrisi

«Si rafforza sostegno a occupazione, ma carente su redditi»

Lo ha detto il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, intervenendo all’audizione delle Commissioni riunite Bilancio e Finanze

ROMA - «Il decreto anticrisi rappresenta un ulteriore tassello per contrastare la crisi, ma si tratta di misure ancora parziali».
Lo ha detto il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, intervenendo all’audizione delle Commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera sul decreto legge anticrisi varato dal consiglio dei ministri lo scorso 26 giugno.

«L’analisi del provvedimento – ha aggiunto - sconta la mancata presentazione del Dpef 2010-2013, in assenza del quale non si può affrontare il tema delle grandi opere per le quali, secondo il rapporto del Cresme e della Camera, mancherebbero almeno 60 miliardi di euro».

PROVVEDIMENTI IMPORTANTI - «Ci sono – ha spiegato - provvedimenti importanti, come la detassazione degli utili, anche se sarebbe opportuno ampliare la platea dei beneficiari e dei macchinari che si possono acquistare evitando naturalmente la possibilità di abusi come accaduto in passato. E’ altresì significativa la copertura minima ottenuta per i lavoratori precari, tuttavia occorre individuare strumenti, che in attesa di una riforma degli ammortizzatori sociali, consentano un sostegno economico a quanti ne sono ancora privi. Si rafforzano, dunque, gli strumenti a sostegno dell’occupazione, ma manca una vera svolta in termini di recupero del potere d’acquisto dei redditi, e che dovrebbe trovare spazio in un successivo decreto o nella sessione finanziaria di fine anno. L’introduzione di maggiori detrazioni per le famiglie potrebbe dare un primo aiuto, ma ritengo che la crisi necessiti di misure più strutturali, a partire dalla leva fiscale, accelerando l’adozione del quoziente familiare».

PACCHETTO SICUREZZA - Polverini ha chiesto, infine, che il decreto sia l’occasione per intervenire sul pacchetto sicurezza «inserendo un emendamento che permetta di regolarizzare gli assistenti familiari stranieri, badanti e collaboratori domestici, non solo per evitare che possano alimentare il lavoro sommerso, o nel peggiore dei casi finire nella spirale della criminalità, ma anche per garantire a tantissime famiglie di poter continuare ad avvalersi di un aiuto fondamentale, specialmente in presenza di donne che lavorano, e che sopperisce alle lacune che ancora caratterizzano il nostro sistema di welfare».