28 febbraio 2020
Aggiornato 07:30

Conti pubblici: Moody's:difficile controllo debito con recessione

«Manca dinamismo nell'affrontare problemi strutturali»

Sul rating dell'Italia pesa l'ampiezza del debito pubblico, più difficile da controllare con la recessione in atto, e la «relativa mancanza di dinamismo economico» nell'affrontare problemi strutturali quali l'invecchiamento demografico. E' quanto afferma Moody's nel suo rapporto annuale sull'Italia, che mantiene un outlook stabile sul rating di AA2 per il Belpaese. Inoltre, si legge in una nota dell'agenzia «gli sforzi messi in atto dall'Italia verso la riduzione dei suoi rapporti di indebitamento hanno perso slancio negli anni passati». I tassi d'interesse italiani poi «mostrano nuovi rialzi a causa dell'accresciuta differenziazione del rischio tra i vari membri dell'Unione Monetaria Europea. Anche la recessione globale sta esercitando pressioni sugli indicatori di medio termine del debito italiano, e si prevede che il disavanzo pubblico generale supererà i limiti imposti da Maastricht nel 2009 e forse anche oltre». Gli incentivi adottati per combattere la recessione e calo delle entrate fiscali dovuto al rallentamento rendono più difficile il controllo del debito.

«I rating Aa2 assegnati ai titoli di Stato italiani riflettono una forza economica molto elevata, mentre risentono dei livelli lievemente inferiori per quanto riguarda l'assetto istituzionale e la forza finanziaria del governo», si legge nella nuova analisi del credito sovrano italiano stilata da Moody's. Le prospettive di rating sono stabili.

«La valutazione di Moody's della forza economica dell'Italia si basa sulle dimensioni dell'economia, il grado di diversificazione e i redditi pro-capite», spiega Alexander Kockerbeck, Vice President-Senior Credit Officer per il Sovereign Risk Group di Moody's. Di fatto, l'Italia è la settima economia al mondo per dimensioni e il quinto maggior esportatore di beni manufatti. Inoltre, l'Italia gode della sua grande attrattiva turistica, essendo una delle destinazioni più richieste a livello mondiale.

«Tuttavia, Moody's ritiene che i rating italiani siano limitati dal peso del debito pubblico, data la sua ampiezza, e dalla relativa mancanza di dinamismo economico a fronte di problemi strutturali, quali il calo e l'invecchiamento demografico» commenta Kockerbeck. «Pertanto, lo spazio di manovra fiscale del governo è limitato, così come limitate sono le possibilità di ridurre il carico del debito pubblico».

Moody's afferma che gli sforzi messi in atto dall'Italia verso la riduzione dei suoi rapporti di indebitamento hanno perso slancio negli anni passati. Inoltre, i tassi d'interesse italiani mostrano nuovi rialzi a causa dell'accresciuta differenziazione del rischio tra i vari membri dell'Unione Monetaria Europea. Anche la recessione globale sta esercitando pressioni sugli indicatori di medio termine del debito italiano, e si prevede che il disavanzo pubblico generale supererà i limiti imposti da Maastricht nel 2009 e forse anche oltre.

Kockerbeck sottolinea che tali vulnerabilità sul versante del debito sono parzialmente controbilanciate dalla capacità di adeguamento del governo italiano.«Ciononostante, la potenziale riduzione del gettito tributario e gli incentivi fiscali extra imposti dal contesto recessionistico rendono più complicato controllare il debito pubblico» afferma l'analista.

Unitamente al profilo più tradizionale e alla minore esposizione globale del settore bancario italiano, la maggiore solidità dei bilanci privati - con livelli di indebitamento relativamente inferiori - contribuisce a ridurre il rischio che le passività del settore privato vengano trasferite sui conti dello Stato.

«Pertanto, Moody's ritiene che l'Italia non si discosti di molto dalle sue omologhe europee in termini di (basso) rischio di eventi negativi nel corso della crisi economica e finanziaria globale» conclude Kockerbeck.