15 novembre 2019
Aggiornato 15:30
Istat: «Cresce la disoccupazione dal 5,7% al 6,7% in un anno»

Fammoni: «Dati Istat su nuovi occupati confermano valore accordo welfare»

E’ questa l’analisi del segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni

«Il dato sulla disoccupazione relativo al secondo trimestre 2008 deve essere letto attentamente. Per lungo tempo l’istat ha rilevato un calo della disoccupazione legato al cosiddetto effetto scoraggiamento nel cercare lavoro. Oggi la disoccupazione cresce per due motivi: gli effetti della crisi e quindi l’aumento degli ex occupati, in particolare uomini che hanno perso il lavoro, ma anche perché le persone escono dall’inattività, soprattutto donne e nel mezzogiorno, e tornano a cercare un impiego sperando che finalmente non sia precario».

E’ questa l’analisi del segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, secondo il quale: «in una fase così grave per il settore produttivo, servirebbe sviluppo e un messaggio di fiducia alle persone, non certo la deregolazione che sta attuando il governo»

Per il dirigente sindacale, inoltre, è «particolarmente significativo, il dato sull’occupazione, (il lavoro dipendente cresce di 341.000 unità, soprattutto per effetto delle assunzioni di lavoratori stranieri e alla crescita dell’occupazione femminile), rilevato subito prima dell’approvazione dei provvedimenti del governo che, manomettendo l’accordo del 23 luglio 2007, prevedono una nuova deregolazione del lavoro».

Il segretario confederale sottolinea come, anche in questo trimestre, «i lavoratori a tempo indeterminato crescono di più di quelli a termine (sono circa i 2/3 delle nuove assunzioni) pur con un forte aumento dell’uso del part-time. Un miglioramento della qualità della nuova occupazione, pur in una fase di grave crisi produttiva, già evidenziatasi nel precedente trimestre; anche se l’alto utilizzo del part-time avrebbe bisogno di sostegno per i lavoratori, mentre il governo ha cancellato la norma che prevedeva una penalizzazione dell’utilizzo del part-time breve».

«E questi - conclude Fammoni - sono segnali relativi alla concreta applicazione del protocollo sul welfare, molto diversi da quelli lasciati nel 2006 dal governo di centro destra, che adesso ripropone, quando la maggioranza di assunzioni erano precarie».