23 febbraio 2024
Aggiornato 20:00
Il caso

Tiziana Cantone suicida per il video hard, il PM chiede l’archiviazione del caso e per i 4 colpevoli

Chiesta l’archiviazione del caso e per gli «amici» di Tiziana Cantone, la ragazza di 31 anni che si è tolta la vita per un video hard che la ritraeva e messo online. Resta però ancora aperta l’indagine condotta dalla procura di Napoli Nord per l’ipotesi di istigazione al suicidio.

Caso Tiziana Cantone, chiesta l'archiviazione per diffamazione
Caso Tiziana Cantone, chiesta l'archiviazione per diffamazione Foto: Shutterstock

Ricordate Tiziana Cantone, suicida per un video a luci rosse pubblicato e diffuso sul web da alcuni suoi ‘amici’? Ne abbiamo parlato qualche tempo fa (vedi l’articolo). La ragazza di napoletana di 31 anni, prima della sua morte aveva querelato quattro persone per diffamazione. Ma oggi, dopo quel tragico 13 settembre, il PM chiede l’archiviazione per gli amici sospettati di aver diffuso il video. Resta tuttavia ancora aperta l’indagine condotta dalla procura di Napoli Nord per l’ipotesi di istigazione al suicidio.

Confusione
Un po’ di confusione circa la vicenda pare fosse stata creata dalla stessa Tiziana, la quale aveva indicato i quattro indagati come responsabili di aver diffuso il video hard in rete. Tuttavia, l’accusa era poi stata in parte ridimensionata dalla stessa ragazza in un interrogatorio successivo.

L’archiviazione
Ora giunge notizia che il PM Alessandro Milita, titolare del fascicolo coordinato dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli, ha richiesto l’archiviazione del caso di diffamazione. Resta però ancora in essere l’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli nord per l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio.

Plagiata
La madre di Tiziana ha nel frattempo accusato l’ex fidanzato della ragazza, che ha convissuto con lei anche dopo la diffusione dei video hard, di averla plagiata e indotta a girare dei filmati a luci rosse con altri uomini – video che sono poi stati diffusi sul web. L’ex fidanzato, Sergio Di Palo, è stato ascoltato dai magistrati quale persona informata sui fatti. La madre di Tiziana ha inoltre consegnato una memoria in cui riassume la vicenda e riporta alcune confidenze che la figlia le avrebbe fatto pochi giorni prima di suicidarsi.

La Apple fa la reticente
Come accaduto già in passati durante indagini sul terrorismo internazionale, la Apple si è mostrata restia a sbloccare lo smartphone di Tiziana, affinché la Procura di Napoli Nord possa consultare video e Sms in esso contenuti e che potrebbero risultare decisivi per le indagini. Il Procuratore Francesco Greco ha definito la faccenda «molto complicata», e spera che questa volta la multinazionale Usa possa rivedere le sue politiche e aiutare le indagini.