10 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
Quando l'ironia sconfigge la mafia

«Io, minacciato dai Casamonica per un video satirico»

Il comico Dado, per aver cantato lo scandalo del funerale del clan sul web, è finito nel mirino dei malavitosi. Ma lui risponde organizzando un grande spettacolo al grido di «Ripijamose Roma». Ecco come racconta la sua vicenda al DiariodelWeb.it

ROMA – Da cantastorie satirico del funerale di Vittorio Casamonica si è ritrovato, suo malgrado, protagonista della notizia. Di più, addirittura vittima dello scandalo mafioso che ha travolto la capitale, coinvolgendo anche lui negli attacchi di quei membri del clan che non hanno gradito la sua versione ironica della vicenda, che ha spopolato su YouTube. E non si sono fatti scrupolo di rivolgergli minacce, anche di morte, sul suo account di Facebook. Lui, da comico qual è, perfino a queste minacce risponde ridendoci sopra. E organizzando uno spettacolo, venerdì sera nell’ambito della rassegna «All’ombra del Colosseo», subito ribattezzato dal web «Je suis Dadò». Ecco come Dado ha raccontato le sue ultime, convulse giornate ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Dado, il tuo video satirico sul funerale dei Casamonica non è stato accolto troppo bene dal clan.
Sul web, attraverso il passaparola, si fa presto a ingigantire le cose, a volte senza nemmeno aver visto il video. Alcuni non hanno capito l'ironia e sono arrivati a minacciarmi. Ci tengo a specificare che non ce l'ho assolutamente con i defunti, né tantomeno con una popolazione o una comunità. Mi sono limitato a cantare una notizia, come faccio sempre.

Ti hanno rivolto parole non molto simpatiche, in effetti.
Ma anch'io allo stadio ho partecipato molte volte ai cori rivolti all'arbitro: «Devi morire...».

In questo caso, però, a dirlo sono state persone poco raccomandabili.
Io sono un comico e faccio satira, un genere a volte sottile e non immediato da comprendere. E che crea dei dubbi: spero, la prossima volta, di crearli a chi non ha l’insulto facile.

Hai mai avuto paura?
No. Se sapessero il vero motivo, si farebbero una risata anche loro. Lo sberleffo non era verso il funerale, ma verso le istituzioni: infatti parlo del sindaco in ginocchio, del prete che non sapeva niente, dei vigili che aprivano il corteo, del prefetto che cadeva dalle nuvole.

Un teatrino ancor più degradante del funerale stesso.
Hai presente quando esci con la tua fidanzata e lei ti becca mentre guardi un’altra donna? Subito neghi l’evidenza: «Ti giuro, stavo guardando il quadro». «Ma lì non c’è nessun quadro». «Eh, il quadro elettrico…». Vedere il sindaco, il prete, il prefetto che si arrampicano sugli specchi allo stesso modo ci fa sentire tutti autorizzati a mentire. E ci fa pensare che a ricoprire così quei ruoli, in fondo, saremmo capaci pure noi.

Ma che idea ti sei fatto del sindaco Marino?
Ho grande solidarietà verso tutti i sindaci. Roma non è una città: è un mostro sesquipedale e malato, un piranha spiaggiato che non riesce più a nuotare. Le metro che non funzionano, gli appalti truccati, lo scaricabarile… Anche volendo cominciare a risolvere i problemi, qualcuno ne rimarrà sempre scontentato.

Mi par di capire che tu, a differenza di altri tuoi colleghi comici, non abbia nessuna intenzione di candidarti.
A me la democrazia piace, ma mi rendo conto che è una grandissima utopia. È come fare i genitori, che al primo figlio vogliono evitare gli errori dei loro padri, spiegare tutto per filo e per segno. Al secondo, quando chiede «Perché?», già rispondono: «Fattelo spiegare da tuo fratello». Al terzo gli urlano «Perché no» e basta. Figuriamoci un sindaco che di «figli» ne ha due milioni. Chiunque di noi diventerebbe uno str…

Quindi, chiunque governi, non esiste via d’uscita?
La via d’uscita sarebbe che noi cittadini, per primi, riscoprissimo l’onestà. Ma è difficile, se da parte di chi ti controlla non c’è la stessa onestà. Così rispettare le regole diventa un lavoro, mentre cercare sempre la scorciatoia per aggirarle è molto più semplice.

«Ripijamose Roma», quindi, come recita il titolo del tuo spettacolo di venerdì.
La banda della Magliana nella serie Romanzo criminale urlava: «Pijamose Roma». Io rispondo: «Ripijamose Roma», come se l’avessimo data in usucapione alla criminalità, ma anche alle Giunte che non l’hanno saputa gestire. Ora è giunto il momento in cui noi persone oneste ce la dobbiamo riprendere. Siete tutti invitati…