16 ottobre 2019
Aggiornato 21:00
Scoppia la polemica sul finanziamento ai teatri

Arbitrio assicurato se l'arbitro dell'arte è il Ministero

Con la cultura non si mangia, diceva Tremonti attirando su di sé le ire funeste di chi al teatro, alla musica, all'arte e alla cultura in generale ha dedicato la sua vita. Ma che interessi poco il mondo politico dev'essere presto detto, se nessuno dei Deputati della Camera è stato disposto a rilasciare una dichiarazione sul problema degli ambigui finanziamenti ai teatri.

ROMA - Con la cultura non si mangia, diceva Tremonti attirando su di sé le ire funeste di chi al teatro, alla musica, all'arte e alla cultura in generale ha dedicato la sua vita. Ma che interessi poco il mondo politico dev'essere presto detto, se nessuno dei Deputati della Camera – di qualsivoglia partito – è stato disposto a rilasciare una dichiarazione sul problema degli ambigui finanziamenti destinati ai teatri italiani. E il problema esiste eccome, perché i punteggi attribuiti dal Ministero dei beni e delle attività culturali (in base ai quali vengono attribuiti i contribuiti statali) stupiscono parecchio.

LA CLASSIFICA DEI TEATRI PIÙ VIRTUOSI - La classifica dei teatri più virtuosi del Belpaese sorprende alquanto. Alla Scala di Milano viene attribuito il punteggio più alto, pari a 150 punti, ed è primo in classifica. Nulla da dire, se non fosse che alla Fenice di Venezia, giudicato anche ultimamente dalla critica nazionale ed internazionale per varietà della programmazione e per qualità, viene attribuito uno scarsissimo 10. Il Regio di Torino è tra gli ultimi posti nella classifica, conquistando soltanto 18 punti. All'Orchestra di Santa Cecilia se ne attribuiscono 40, nonostante le sue eccellenti stagioni musicali. Ma il problema più importante non sono i punteggi, o la classifica in sé per sé – verso la quale sollevare giudizi più o meno positivi -: il problema vero e proprio è che in base a queste valutazioni vengono ripartiti i fondi statali destinati ai teatri nazionali.

COME VENGONO ASSEGNATI I FONDI STATALI - I parametri, in base ai quali il Ministero dei beni e delle attività culturali destina i milioni di euro erogati per finanziare gli spettacoli, sono i seguenti: il 50% dei finanziamenti – ben 187 milioni di euro – sono attribuiti secondo il criterio della quantità (cioè quante più rappresentazioni svolge un teatro, tanti più soldi prende dallo Stato); il 25% è assegnato in base alla capacità che l'ente ha di reperire risorse proprie mediante campagne di abbonamenti, biglietti, pubblicità, ecc; e il restante 25% viene consegnato secondo la qualità attribuita al teatro (che viene giudicata dalla Commissione Musica in totale autonomia). Restiamo perplessi, dunque, ad osservare la classifica proposta dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali, che penalizza molti teatri importanti, come per esempio il San Carlo di Napoli – solo 12 punti.

PRENDIAMO ESEMPIO DAL MECENATISMO AMERICANO - In tempi di crisi, è la cultura ad avere più bisogno di finanziamenti, ma la situazione della maggior parte dei nostri teatri – come l'Eliseo di Roma che ha seri problemi di bilancio – si avvicina al dramma più che alla commedia. Cosa fare, e cosa fanno gli altri paesi per sostenere le attività culturali? Per iniziare, si potrebbero dedurre integralmente dai redditi i contributi ad enti e istituzioni culturali versati dai contribuenti, come avviene regolarmente negli Stati Uniti. In America il mecenatismo ha salvato teatri, opere d'arte, tanta cultura in generale. Invece, in Italia l'aiuto privato di chi è disposto a sborsare i suoi soldi per sostenere le attività culturali in difficoltà, non è ben visto. E' stato, per dirne una, il governo Prodi a mettere un tetto all'ammontare complessivo dei finanziamenti alle ONG attraverso il 5 per mille. Per fortuna, se i politici continuano a sostenere – per la maggior parte – che con la cultura non si mangia, gli italiani si stanno comunque organizzando attraverso forme di finanziamento «dal basso»: il crowdfunding, per esempio, sta diventando una moda, perché bastano pochi soldi per dare il proprio contributo a un progetto artistico. Come nel caso della campagna del teatro Martinitt di Milano, «Adotta una commedia»: con 5o euro si supportano gli artisti e gli spettacoli in cartellone. C'é da augurarsi che il crowdfunding abbia più seguito delle parole di Tremonti.