18 maggio 2024
Aggiornato 21:30
Torino a tavola

Al Consorzio, per un’originale serata fuori dal Salone del Gusto

A due passi dalla centralissima Piazza Castello, una piacevole sosta gastronomica fuori dal congestionato Salone del Gusto di Torino.

TORINO - Strane insegne ma simbologie chiare in questa via del centro di Torino. Via Monte di Pietà, dove la pietà per i bovini è evidentemente scarsa. I vegetariani si astengano dal quartiere, anche se a ben vedere, tutto sommato ce la si può cavare bene anche senza piombare nel reparto macelleria, anzi, per la precisione: reparto frattaglie.

SLOW FOOD - Non solo carne, non solo quinto quarto, ma anche una stuzzicante maniera di utilizzare le verdure di stagione, di usare il pesce azzurro, non dimenticando la straordinaria scelta di formaggi. L’atmosfera very very slow food segue i turisti e visitatori anche fuori dal Salone del Gusto fin verso il centro di Torino, filosofia qui percepita e perseguita in maniera quasi talebana.

SLOW WINE - La carta dei vini del Ristorante Consorzio oltre che vastissima è quanto mai bio talebana, ma anche gli alcolici alternativi, dall’aperitivo all’after dinner seguono il filo logico della bio diversità dagli altri locali della zona. Lo spazio al bere miscelato, con particolare attenzione alle varietà di Gin, è l'altro target che identifica il quartiere, dove non sono pochi i locali che vantano decine e decine di etichette di Gin, e altrettante di Tonic Water. Anche qui al Consorzio non ci si tira indietro, e dunque, oltre alla sterminata cantina d’autore anche i long o short drink che siano, lasceranno il segno.

LASCIATE POSTO PER I FORMAGGI - Da non perdere la carne cruda, la salsiccia di Bra, i friciulin di erbette, la variazioni di acciughe del consorzio, le animelle al burro, gli agnolotti piemontesi, il pollo Tonchese, ma da non perdere anche l’infinita scelta di formaggi, che non guardano in faccia a dogane e frontiere, sdoganandosi all’acquisto da produzioni di nicchia di rilievo, non importa da dove.

LOW COST - Prezzi saggi ma non così bassi come vorrebbero i curatori della Guida delle Osterie Slow Food, perché predicando di sostenere e utilizzare i prodotti provenienti dai Presidi, pagandoli giustamente di più rispetto a quelli convenzionali o industriali, poi non si può pretendere anche che il ristoratore contenga la ricaduta dei suoi costi sulla ricevuta fiscale. Piccole contraddizioni da Fuori Salone.