17 luglio 2019
Aggiornato 02:30
Punk-Pop

5 Seconds of Summer, come i Blink 182 e meglio degli One Direction?

I 4 ragazzi australiani hanno aperto i due live milanesi degli One Direction ma sono già la nuova teen band del momento. L'allievo supererà il maestro?

MILANO - Chiamarli semplicemente opening band degli One Direction nelle due date milanesi sarebbe fuorviante. Perché i 5 Seconds of Summer sono molto di più: boy band già acclamata in tutto il mondo, formata da quattro ragazzi australiani (non cinque come il nome farebbe pensare...), ha all'attivo tre anni di gavetta e il primo album firmato Capitol-Universal, che porta il loro nome e che uscirà il 27 giugno, è attesissimo. Il singolo «She Looks So Perfect» è stato al primo posto su iTunes in 55 Paesi e ha già ottenuto sul web oltre 45 milioni di clic. Dal 2011 Luke Hemmings, Michael Clifford, Calum Hood e Ashton Irwin – questi i nomi – hanno iniziato a postare alcuni loro video presentando una serie di cover di brani famosi e sono diventati la nuova teen band del momento.

INFLUENZE POP E PUNK - «Finora abbiamo superato tutte le aspettative, quindi in un certo senso possiamo fare qualunque cosa», ha detto Luke a Vanity Fair l'altro giorno a Milano. L'album è il frutto di due anni di lavoro, «volevamo fare il miglior disco possibile, facendo emergere le influenze pop e punk e farle diventare nostre». Una musica, la loro, «non così simile a quella dei Blink 182, solo forse le chitarre in sala registrazione. I Blink 182 ci hanno influenzato tanto, nel modo in cui suoniamo gli strumenti, ma abbiamo cambiato il modo in cui stiamo sul palco, loro sono sempre molto rilassati, ed è molto bello. Hanno cambiato l’industria musicale della scena rock pop, perché sono diventati famosi quando le boy band erano ancora all’apice del successo, invece loro hanno riportato le chitarre in radio. Se riuscissimo anche solo lontanamente a fare qualcosa di simile nel 2014, sarebbe davvero bello».

IL LATO SOCIAL - Emarginati a scuola e considerati sempre «tipi strani», hanno già le idee chiarissime: «Ci sono delle band che vanno forte su YouTube ma fanno schifo dal vivo. È importante avere entrambe queste componenti, bisogna trasformare i follower di YouTube in fan che vengano a sentirti suonare dal vivo. Così, entra in gioco anche Twitter, serve per stare vicino ai fan, alle persone che guardano i nostri video, devono sapere che tipo di musica facciamo e se siamo bravi dal vivo».