5 agosto 2021
Aggiornato 07:30
Musica

Spotify «si giustifica»

La piattaforma per l’ascolto della musica in streaming lancia Spotify Artists, un servizio in cui, tra le altre cose, spiega il meccanismo di distribuzione dei pagamenti

A quanto pare la critica di Thom Yorke e di altri artisti hanno avuto effetto su Spotify, il popolare servizio di musica in streaming. Il suo modello di business è di fornire canzoni per l’ascolto, a pagamento o gratuito e, in questo caso, l'utente vede della pubblicità, ma non consente il download di file.

Pochi giorni fa il musicista britannico ha annunciato il ritiro dalla piattaforma del suo Atoms For Peace, album uscito nel 2013, come segno di protesta per le basse ricompense fornite agli artisti. Ma si è limitato a ritirare solo questo album. La discografia completa del suo progetto più famoso, il quintetto Radiohead, è ancora disponibile.
Ma la sua denuncia e quella di band come The Black Keys o Metallica sembrano aver intaccato un tipo di servizio che dipende dalla propria reputazione quasi quanto dal reddito.

Per contrastare l'ondata di insoddisfazione per l'importo dei pagamenti, che in alcuni casi sono pari a 0,006 dollari, molto meno di un centesimo di euro per riproduzione, la piattaforma di origine svedese ha presentato Spotify Artists. «Un nuovo sito web rivolto agli artisti che offre una serie di consigli e regole generali per artisti e manager su come ottenere il massimo da Spotify. Questo sito spiega anche in dettaglio il modello di business di Spotify, con numeri specifici e equazioni utilizzate per calcolare i pagamenti mensili ai titolari dei diritti. Andiamo a rivelare un tasso medio 'per ascolto' così come l'equazione che spiega nel dettaglio come gli artisti vengono pagati attraverso Spotify ».

Nell'analisi del suo modello di business, Spotify sostiene di avere oltre 24 milioni di utenti, di cui sei utilizzano il servizio di abbonamento che consente di ascoltare senza pubblicità un numero illimitato di canzoni per 9,99 euro al mese.
La società sostiene che la media degli introiti sia, sommando i pagamenti e la pubblicità, 41 $ (30 ¤) per utente. Questo corrisponderebbe a un reddito complessivo di 984.000 mila dollari nel 2013, circa 725 milioni di euro.
Di questo totale, 500 milioni (368 milioni di euro), oltre il 50%, sono stati utilizzati per pagare i contenuti. Le denunce dei musicisti per i ridicoli importi che derivano dall’ascolto delle loro canzoni, 0.006 per ciascuna riproduzione, deriva, per esempio, da una maniera errata di effettuare il calcolo: dividere l'importo ricevuto per il numero di ascolti. Per questo si è deciso di rendere pubblica l'equazione che genera il calcolo dell'importo destinato a ciascun titolare dei diritti di ogni canzone.