1 giugno 2020
Aggiornato 11:30
Cinema

«Draquila», il terremoto secondo Sabina Guzzanti

Dal 7 maggio il provocatorio docu-film sul sisma dell'Aquila Selezione Ufficiale del prossimo Festival di Cannes

ROMA - Provocatoria, acuta, controcorrente e indagatrice come una giornalista d'inchiesta. Sabina Guzzanti torna dietro alla macchina da presa per la quarta volta per far luce su uno degli eventi più drammatici per l'Italia degli ultimi anni: il terremoto dell'Aquila. Arriva venerdì 7 maggio nelle sale «Draquila - L'Italia che trema», documentario che sarà presentato fuori concorso nella Selezione Ufficiale del prossimo Festival di Cannes e che non mancherà di scatenare polemiche.

Il sisma che poco più di un anno fa sconvolse l'Abruzzo è solo il punto di partenza per un'inchiesta-reportage approfondita sugli eventi legati al terremoto, è un racconto commovente con le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona quella tragedia e sconvolgente per la realtà che vuole portare alla luce. Dopo una rapida premessa sugli ultimi scandali che hanno riguardato Berlusconi, caso Noemi, escort, festini, leggi ad-personam e altre vicende uscite sulla stampa internazionale, si parte con le immagini della città deserta, case e strade vuote, rovine, opere d'arte distrutte e militari che presidiano le vie per vietare l'ingresso agli abitanti.

Sabina Guzzanti porta il suo spirito dissacrante e la sua satira tra i terremotati mascherandosi da Cavaliere in visita alle tendopoli, ironizzando sul grande successo mediatico del sisma. Il messaggio che vuole dare la regista è chiaro. Molti abitanti, soprattutto gli anziani, sono grati a Berlusconi e al governo che li ha aiutati e gli ha consegnato in poco tempo case nuove; qualcuno, trasferito momentaneamente negli hotel lontani dalla città, è felice di vivere meglio di prima, servito e riverito. Ma ci sono anche tanti che si sentono in prigione nelle tendopoli, chi vorrebbe tornare a casa propria, agibile facendo pochi lavori e non può, chi, un caso raro, ci è riuscito lottando. I vigili del fuoco hanno salvato molte vite, ma quello su cui «Draquila» punta il dito è la «macchina» della protezione civile, descritta dalla Guzzanti come una sorta di «stato parallelo» con licenza di spendere, decidere, autorizzare, elargire e raccogliere soldi in certe situazioni particolari come stati d'emergenza o grandi eventi, aggirando ogni volta gli ostacoli a suon di ordinanze.

Entra così in gioco Bertolaso, la rapida costruzione della «new town» dell'Aquila, gli scandali su appalti, mondiali di nuoto, eventi legati al Vaticano, G8 della Maddalena, intercettazioni, e ci si domanda cosa sia successo, chi ci abbia guadagnato a realizzare nuove case, anziché ricostruire, dove sia l'opposizione e cosa possa fare chi vorrebbe denunciare e resta solo. Quello che sconvolge e fa riflettere di più, è però il rivivere il dramma delle persone attraverso le loro testimonianze e confrontarle con le cose raccontate e viste in tv.

Sabina Guzzanti non ha presentato il film alla stampa, in attesa del Festival di Cannes, ma tra le note di regia del suo docu-film in stile Michael Moore, ha scritto: «Decine di volte ho pensato che l'avversione per il berlusconismo mi stesse facendo autoconvincere di fandonie. I terremotati erano tutti molto grati al premier. Invece poi sono scoppiati gli scandali e quello che avevo intuito è diventato di dominio pubblico. Quello che, per qualche misteriosa ragione, nessuno poteva dire, l'argomento tabù, è stato sdoganato». Un film che non mancherà di far discutere, ma al di là delle polemiche resta un pugno nello stomaco.

BERTOLASO: «ALTRE STRUMENTALIZZAZIONI» - «Assisteremo presto a ulteriori strumentalizzazioni della verità» sugli interventi e la ricostruzione post terremoto in Abruzzo. Lo ha detto il Capo Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi per la presentazione di una iniziativa editoriale dedicata all'Aquila.
Bertolaso, non lo cita, ma il suo bersaglio è il film di Sabina Guzzanti dal titolo «Draquila». Il capo della protezione civile fa riferimento a «un film che presto sarà presentato in un festival del cinema che presenta una verità, che non è la verità, e non faremo una bella figura». Il Capo della Protezione civile ha difeso quanto è stato fatto in Abruzzo e «il sistema Paese che non ha chiesto» per quella emergenza «aiuto a nessuno».
Non si potrebbe parlare oggi di ricostruzione dell'Aquila e dell'Abruzzo «se non si fosse fatto quanto è stato fatto in questi 12-13 mesi». Il Capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, difende il lavoro svolto dalle prime fasi dell'emergenza ad oggi in Abruzzo. «Un giorno - afferma - ci sarà bisogno di scrivere un libro anche su questo...» Nessuno oggi potrebbe parlare di ricostruzione dell'Aquila - ha continuato Bertolaso - se non avessimo riconsegnato a 16.700 studenti le aule, anche migliori, mentre tutti pensavano che l'università dell'Aquila sarebbe morta. E se non avessimo riaperto l'ospedale della città con i suoi reparti». Senza questi e altri interventi «l'Aquila non sarebbe ripartita».

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