22 febbraio 2019
Aggiornato 09:00

Ferrari, a Sepang c'è davvero l'ultima chance

Non solo questo weekend è costretta a recuperare punti alla Mercedes, per evitare di perdere il treno mondiale, ma dovrà anche salutare la pista malese in uscita dal calendario. Un GP duro ma affascinante, dove Schumacher tornò alle gare dopo l'infortunio e Vettel vinse la sua prima gara in rosso

SEPANG – Goodbye Malaysia: quella che si disputa questo fine settimana è la diciannovesima e ultima edizione del Gran Premio nel sud-est asiatico. Quando fu inaugurato, nel 1999, il circuito di Sepang era l’avanguardia di una nuova generazione di impianti, tutti firmati dall’architetto Hermann Tilke. Alla combinazione di curve veloci, rettilinei e tornanti, si univa l’eleganza della struttura, che ha forse la sua massima espressione nel design delle tribune e nell’illuminazione del paddock. La vetrina di un paese in deciso sviluppo socio-economico, caratterizzato dalle tre etnie (malese, cinese, indiana) che convivono in armonia. La prima edizione segnò il ritorno alle gare di Michael Schumacher, dopo la pausa forzata per l’incidente di Silverstone. Per la Scuderia fu un weekend memorabile, con Schumi che partì dalla pole e aiutò Eddie Irvine nella rincorsa al titolo mondiale. Un anno dopo il team del Cavallino, con il titolo piloti già in cassaforte, si assicurò matematicamente anche il campionato costruttori proprio a Sepang. E la Malesia è anche il teatro della prima vittoria in rosso di Sebastian Vettel, nel 2015.

Quante difficoltà
Il tracciato è molto tecnico, con curve che mettono a dura prova le gomme per via delle accelerazioni laterali, del tipo di asfalto e del calore intenso. Quest’anno, vista la tenuta delle gomme Pirelli, si rinuncia alle hard in favore di medium, soft e supersoft. A meno che non entrino in azione quelle da bagnato, visto che per il fine settimana non si escludono temporali, che qui di solito sono bufere. Il clima è un’altra sfida: il caldo e l’umidità sono asfissianti, per tutto il weekend i piloti curano l’idratazione in modo particolare, per non soffrire troppo in gara, cercando magari di tirare un po’ il fiato sui due rettilinei (il più lungo misura 900 metri) prima e dopo la curva 15. Un Gran Premio difficile per uomini e macchine, che nonostante questo, o forse proprio per questo, ha sempre avuto un suo fascino particolare.