20 febbraio 2019
Aggiornato 08:30

Beltramo intervista Drudi: «Il casco di Valentino Rossi lo avevamo già ideato»

Lo storico designer delle livree speciali degli elmetti del Dottore non ha potuto sfoggiare una sua creazione quest'anno a Misano, per via dell'assenza forzata del fenomeno di Tavullia: «Ma lo useremo il prossimo anno». In compenso ha colorato le vie di fuga dell'intero circuito

MISANO ADRIATICO – Aldo Drudi è da anni il designer per eccellenza del Motomondiale. Nato proprio in Romagna, iniziò a coniugare la sua passione per le moto con la genialità della sua matita con il padre di Valentino Rossi: «Il mio primo casco? Fu per Graziano Rossi, il papà di Valentino: un castello fatato con i nanetti e il sommergibile – racconta ai microfoni del nostro Paolo Beltramo – Un fumetto. Lui, già ai tempi, aveva alzato tantissimo il livello, anche se all'epoca non c'era ancora la comunicazione di oggi e quindi il riscontro mediatico».

Si salta un giro
Ma è con il figlio che ha raggiunto la fama: «Per Valentino ormai ho fatto centinaia di caschi: un lavoro costante da anni. Lui continua a correre e noi a disegnare». Il suo preferito? «Quello che mi è piaciuto di più, ogni tanto lo rivedo nella mia collezione, è quello che gli feci proprio per Misano. Su una base azzurro cielo, con le impronte delle mani di tutti i membri del suo team, delle labbra della sua fidanzata dell'epoca e della mamma Stefania, perfino del gatto e dei cani. Tutti quelli che erano vicini a lui, secondo me gli hanno dato un'energia positiva. Quel giorno poi, c'era un bel sole, i colori erano fluo, c'era armonia: infatti vinse». Quest'anno, Vale è stato costretto all'assenza dalla sua gara di casa, ma l'idea per il casco era già nata prima dell'infortunio: «Non l'avevamo ancora preparato: l'avevamo ideato, ma non ti dirò che cos'è perché lo useremo...».

Per Sic livrea semplice
Tra gli altri campioni per cui Drudi disegnò i caschi c'era anche il mitico Sic: «Marco Simoncelli arrivò da me dopo qualche anno di Mondiale. Non lavorava con me, ma ci allenavamo in moto insieme e lo incontravo alla vecchia cava di Valentino. Fino a quel momento aveva sempre usato caschi molto appariscenti e strani, come andava di moda in quel periodo. Io gli proposi un segno più pulito, con due sole righe rosse sulla calotta bianca. Lì per lì mi disse che gli sembrava troppo semplice, ma io gli mostrai le foto dei piloti di una volta e si convinse». Quest'anno, poi, Aldo ha firmato anche i colori delle vie di fuga della stessa pista di Misano: «Di solito coloro le cose che si muovono in circuito, stavolta proprio il circuito. Mi hanno chiesto di disegnare il manifesto ufficiale della gara, io gli ho proposto di riprendere gli stessi elementi anche sul territorio».