14 novembre 2019
Aggiornato 08:00

Milan: il fenomeno colpisce ancora

Mentre la squadra tenta faticosamente di risalire la china in campionato, Ivan Gazidis annuncia nuovi sacrifici

Ivan Gazidis, amministratore delegato del Milan
Ivan Gazidis, amministratore delegato del Milan ANSA

MILANO - Ci sarà mai pace per il Milan? Con questa proprietà e questa dirigenza, francamente, le speranze sono poche. I rossoneri provano la scalata alla classifica della serie A dopo l'inizio choc, l'esonero di Giampaolo, l'arrivo di Pioli e le 6 sconfitte già sul groppone dopo neanche tre mesi di stagione. E mentre tifosi, allenatore e forse dirigenza invocano rinforzi a gennaio per potenziare la rosa a disposizione del tecnico, dai piani alti del club filtra tutt'altro, inducendo ad una nuova ondata di pessimismo.

Promesse

Il Milan vuole tornare grande, si dice, dicono quelli del fondo Elliott, confermano Maldini e Boban, rincara la dose perfino Ivan Gazidis, l'amministratore delegato milanista, colui che dovrebbe portare nuovi sponsor, aumentare i ricavi e far crescere il fatturato, ma anche colui che insiste nel mettere veti ed imporre diktat all'area tecnica, pur non avendo tutta questa competenza degli aspetti puramente calcistici, pur non conoscendo ancora mezza parola di italiano e pur non essendosi ancora calato completamente nella realtà del calcio italiano, assai diverso da quello inglese da cui il sudafricano proviene. Proprio da Gazidis è arrivata l'ennesima doccia gelata per il popolo rossonero: «Dobbiamo ridurre ancora il monte ingaggi».

Passi indietro

Ancora? Il Milan ha bisogno di rinforzi, di elementi esperti (e l'esperienza va pagata), di limare il divario con le prime della serie A, e Gazidis dice che il tetto degli stipendi va diminuito ancora? E allora ecco che per giugno alle porte di Milanello sono pronti a bussare club europei per Donnarumma (per il quale balla ancora il rinnovo di contratto), per Paquetà e Piatek (pagati 70 milioni in totale 10 mesi fa) e per capitan Romagnoli, fresco di passaggio alla corte di Mino Raiola. Senza di loro (non tutti, ovviamente) il Milan rischia di proseguire un ridimensionamento che appare senza fine, rimandando quella rinascita che a suon di picconate sul monte ingaggi non porterà altro che a trasformare i rossoneri in una semplice comparsa del calcio italiano. Si salvi chi può.