14 novembre 2019
Aggiornato 08:00

Milan: l'orribile mostro a tre teste

Proprietà, dirigenza e squadra: l'assenza di collegamento fra le parti aiuta a spiegare la crisi ed il fallimento dell'ennesima stagione rossonera

Paolo Scaroni ed Ivan Gazidis, presidente e amministratore delegato del Milan
Paolo Scaroni ed Ivan Gazidis, presidente e amministratore delegato del Milan ANSA

MILANO - Tempi duri, durissimi, tristi e cupi per il Milan, l'ex club più titolato al mondo ed ormai ridotto a meno di una comparsa in Italia e ad una prolungata assenza dell'Europa che conta dopo averla dominata per anni. La gestione finale dell'era Berlusconi, il breve e dannoso interregno cinese e l'avvento del fondo Elliott non hanno e non stanno certo aiutando il percorso di risalita della società milanese, ma gli errori commessi dalla proprietà nell'ultimo anno sono al limite del dilettantismo, come se il Milan fosse gestito alla bene e meglio da manager e dirigenti improvvisati.

Numeri e situazione

E invece i rossoneri sono gestiti da un fondo americano fra i più prestigiosi del mondo, amministrati da uno come Ivan Gazidis che è considerato un mago della finanza e protetti nel lato sportivo e tecnico da due ex fuoriclasse milanisti come Paolo Maldini e Zvonimir Boban. Altro che dilettanti, quindi, eppure nel Milan 2019-2020 non funziona nulla: cambio di allenatore dopo 7 giornate, risultati pessimi ed una classifica da zona retrocessione. In più, ricavi e fatturato da serie B e nessuno sponsor agganciato proprio da quel Gazidis assunto in fondo proprio per questo.

Sintonia

Maldini e Boban, milanisti fino al midollo ma novizi nei loro rispettivi ruoli di dirigenti, sono certamente coloro i quali hanno le maggiori competenze a livello calcistico. Loro hanno individuato le falle di un calciomercato incompleto, basato esclusivamente sull'acquisto di giovani senza preoccuparsi di reperire anche 2-3 elementi di esperienza e personalità; gli stessi Maldini e Boban ripetono che il ritorno del Milan a grandi livelli non può impiegare tempi estremamente lunghi, sposando in pieno l'idea dei tifosi, vessati ed esasperati da quasi 10 anni di delusioni. Addirittura Maldini meno di una settimana fa ha espresso pareri assai duri nei confronti del ritardo del club nel tornare competitivo, scavalcando anche il confronto con i vertici societari che poco hanno gradito l'uscita dell'ex capitano.

Futuro

Peccato, però, che le idee dei due dirigenti non attecchiscano nella mente della proprietà: dei calciatori esperti non se n'è fatto nulla, Gazidis ha già bocciato in passato operazioni come Ibrahimovic e Fabregas, costringendo indirettamente prima Leonardo e poi Gattuso a farsi da parte dopo che entrambi avevano provato il manager ex Arsenal a rivedere le proprie convinzioni e a limare i propri diktat. Anche oggi che l'amministratore sudafricano ha ripreso la parola (rigorosamente in inglese), le sue perplessità sul potenziamento della rosa con gente matura e carismatica sono chiaramente venute fuori, ad eccezione di una piccola apertura a riguardo.

Comunicazione

Logico che, se la proprietà non dialoga con la dirigenza e se le idee fra le parti non collimano, anche la squadra finisce col risentirne: la formazione rossonera è un'accozzaglia di giovanotti che se in difficoltà cercano aiuto nell'allenatore che però così esperto non è; idem dicasi dei dirigenti, per non parlare della proprietà. Poca esperienza e tre parti che non comunicano fra di loro: al Milan la spaccatura è evidente, l'ex club più titolato al mondo ha generato un osceno mostro a tre teste, tutte pensanti e tutte pericolosamente dirette verso direzioni opposte fra di loro. La luce in fondo al tunnel sembra insomma ancora lontana. Tanto. Troppo.