24 ottobre 2019
Aggiornato 06:00

Boban-Giampaolo: tutti i motivi dell'attrito

Rapporti tesi fra il croato e l'allenatore abruzzese, mai realmente apprezzato dall'ex fantasista croato, e che hanno influito nella decisione presa dal club

Zvonimir Boban, prima stagione da dirigente del Milan
Zvonimir Boban, prima stagione da dirigente del Milan ANSA

MILANO - All'inizio sembrava un matrimonio felice quello tra Marco Giampaolo ed il Milan. La prima grande occasione della carriera per il tecnico di Giulianova che i rossoneri avevano scelto per l'ennesima ripartenza e l'ennesimo anno zero, stavolta puntando sull'organizzazione tattica, il gioco offensivo e la qualità, tutte le doti migliori di Giampaolo, forse non un fenomeno di carisma e temperamento, ma forse l'allenatore ideale per un Milan rifondato e giovane, probabilmente troppo. La gavetta, il lavoro e la capacità di valorizzare gli elementi della rosa avevano convinto il club milanese a puntare su Giampaolo nonostante un curriculum non di primissimo piano.

Aspettative

Dicevamo dell'inizio, quando durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore, Paolo Maldini e Zvonimir Boban, ovvero i dirigenti chiamati a risollevare il Milan dopo i fasti in rossonero da calciatori, decantavano le qualità di Giampaolo con un fare così tanto pomposo da risultare quasi irritante, certamente esagerato per un tecnico che come massimo risultato in carriera presentava il nono posto appena conquistato con la Sampdoria. «Giampaolo è sempre stata la mia unica idea nella testa», diceva con fierezza Maldini, subito seguito da Boban che affermava: «Quando ho chiesto a Paolo chi fosse l'allenatore ideale per noi, la risposta è immediatamente caduta su Marco ed io mi trovo d'accordo, è una scelta logica». E via fra battute e sorrisi, con in mezzo un Giampaolo imbarazzato ma convinto di poter scrivere una pagina prestigiosa della sua carriera.

Crepe

Le attese erano insomma importanti, ovviamente in proporzione con la qualità di una rosa che il tecnico voleva fosse costruita a sua immagine e somiglianza, ma che da quella conferenza stampa in poi si è invece rivelata altamente deficitaria, sia perchè assemblata con soli elementi giovani ed inesperti, sia perchè con caratteristiche tattiche diverse da quanto chiesto da Giampaolo che col suo 4-3-1-2 si aspettava un centrocampista di qualità e sostanza (ma la dirigenza ha fatto orecchie da mercante sui vari Praet, Sensi e Veretout, tutti sfumati), un fantasista e una seconda punta. Società ed allenatore in sintonia solo a parole, dunque, poi ecco i disastri del tecnico che poche volte ha indovinato la formazione iniziale e non ha saputo dare un'impronta ed un gioco alla squadra, perdendo 4 delle prime 7 partite, 3 delle quali di fila.

Divergenze

Logico che la sua panchina abbia iniziato a scricchiolare, anche se dai piani alti milanisti è sempre filtrata fiducia e comprensione, inizialmente da tutta la dirigenza, poi sempre più dal solo Paolo Maldini, con Zvonimir Boban più defilato, silenzioso o addirittura critico nei confronti dell'allenatore, la cui posizione ha traballato con veemenza dopo l'1-3 con la Fiorentina del 29 settembre. Da allora Boban non ha più parlato, ma fonti vicine al Milan fanno sapere di forte irritazione del croato che si aspettava di più da Giampaolo, sia dal punto di vista caratteriale che tattico; per Boban il Milan non aveva anima, non aveva gioco e neanche una disposizione tattica corretta.

Conclusioni

Secondo la sua visione, i rossoneri avrebbero dovuto schierarsi con il 4-3-1-2 classico di Giampaolo, ma con Paquetà sulla trequarti e la coppia Piatek-Leao in avanti, lasciando così fuori sia Calhanoglu che Suso. Idee che Giampaolo non ha condiviso, creando frizioni ed una spaccatura con Boban che alla fine ha inevitabilmente indebolito la posizione del tecnico, difeso da Maldini fin quando è stato possibile, poi, col passare del tempo, i risultati scadenti della squadra ed un'evoluzione che non è mai partita, hanno rafforzato la tesi del croato e debilitato quella dell'ex capitano, con la speranza dei tifosi milanisti che la vecchia coppia di campioni ora dirigenti non abbia creato un terribile e pericoloso mostro a due teste, entrambe pensanti ma dirette verso direzioni opposte fra di loro. Stavolta ha pagato Giampaolo, domani potrebbe toccare a loro.