9 dicembre 2019
Aggiornato 06:00

Tutto quello che il Milan non ha ancora capito

Cambiano le proprietà, i dirigenti, i calciatori e soprattutto gli allenatori, ma i risultati continuano a latitare. Urge un cambio di rotta e di mentalità

Paolo Maldini e Zvonimir Boban: a loro è stato affidato il difficile compito di risollevare il Milan
Paolo Maldini e Zvonimir Boban: a loro è stato affidato il difficile compito di risollevare il Milan ANSA

MILANO - La sconfitta nel derby contro l'Inter ha messo a nudo per l'ennesima volta la condizione ormai da provinciale di un Milan condotto come una provinciale ed allenato come una provinciale, col risultato che anche un organico buono finisca per rendere al di sotto del proprio valore. Inutile ribadire che dal 2012 ad oggi i tifosi rossoneri hanno mandato giù solamente bocconi amarissimi, con due finali di Coppa Italia (perse entrambe, peraltro) e la vittoria nella Supercoppa Italiana come unico successo da quasi dieci anni a questa parte. Inutile pure rivangare le difficoltà delle tre proprietà che si sono succedute nelle ultime stagioni, dalla fase finale stanca della gestione berlusconiana, passando per i misteriosi cinesi e arrivando all'attuale fondo Elliott.

Cambiano i suonatori, e la musica?

Al Milan si continua a parlare di anno zero da tempo ormai immemore, a luglio sono tutti anni zero, tutte promesse da mantenere, tutte certezze che poi puntualmente lo stesso ambiente smentisce a stagione in corso. Prendiamo ad esempio la corsa al quarto posto dell'anno scorso: ad inizio stagione era un obbligo, a metà, col Milan in difficoltà, era diventata un'opzione facoltativa, quindi coi rossoneri in rimonta e giunti addirittura al terzo posto, riecco la qualificazione in Coppa Campioni come traguardo indispensabile, infine, con la quinta posizione finale, ecco che arrivare quarti torna ad essere obbligatorio nell'anno che verrà. Di questo passo, altro che Godot, il romanzo rossonero rischia di diventare un best seller a chiare tinte horror.

Cosa manca

Ciò che il manico milanista (ovvero la dirigenza) sembra proprio non voler capire è che per tentare la scalata all'alta classifica serve una guida sicura, carismatica, un leader in grado di caricarsi sulle spalle calciatori e tifosi, con la capacità di chi quella montagna l'ha già scalata, col piglio di chi può dire: «So io come si fa». Impossibile per questo Milan arrivare ad Antonio Conte? Forse, anzi, probabile (anche se sarebbe servito fare di tutto e di più per strapparlo alla concorrenza), ma a Milanello serviva e servirebbe ancora proprio un personaggio così.

Cosa serve

Incredibile come ancora proprietà e dirigenti non abbiano sommato i fallimenti di Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic (peraltro il migliore fra questi), Brocchi, Montella, Gattuso ed ora Giampaolo (che ancora non ha fallito ma che è sulla buona strada per riuscirci), comprendendo che alla base di una squadra che voglia ripartire occorra avere un comandante con diversi gradi sulla divisa, un professore di ruolo e non lo studente modello promosso a capoclasse. Finché la panchina milanista non avrà un proprietario di livello, un allenatore con la A maiuscola, difficilmente la macchina rossonera riuscirà a rimettersi in moto senza i singhiozzi di un motore da troppo tempo ingolfato.