18 agosto 2018
Aggiornato 20:00

Badoer al Diario Motori: «Ferrari, questo può essere l'anno buono»

L'ex collaudatore della Rossa, che sarà protagonista del prossimo Minardi Day, ci parla dell'inizio del Mondiale 2018 e di Schumacher: «Lo visito regolarmente»

ROMALuca Badoer, ex collaudatore della Ferrari di Formula 1, che cosa si aspetta da questa nuova edizione del Minardi Day, in programma ad Imola sabato 5 e domenica 6 maggio?
Mi fa molto piacere che stia diventando un appuntamento fisso, che riscuote un grande successo e sta avendo un ottimo ritorno. Sono contento soprattutto per Gian Carlo Minardi, che si merita ancora grandi soddisfazioni in questo ambiente.

Evidentemente è ancora molto amato, perché piloti ed ex piloti accorrono con piacere a questo evento in suo onore.
Credo che quando è una persona è onesta, si comporta bene ed è sempre rispettata da tutti, la gente non si dimentica di lui e continua a considerarlo per quello che ha fatto quando aveva il team di Formula 1. Anche io ho una grande ammirazione e un grande rispetto per Gian Carlo. È anche ovvio che, quando organizza qualcosa, tutti gli siano riconoscenti e corrano da lui: non sono stupito di questo fatto.

È stato uno dei nomi della Formula 1 dei garagisti, che non esiste più nel Mondiale attuale dei costruttori. Quanto manca oggi una scuderia come la Minardi?
Squadre così non ce ne sono più, perché è cambiata la F1, ma è cambiato tutto il mondo, negli ultimi vent'anni. Per un privato mantenere un team di F1 non è più sostenibile. Io non la frequento più da qualche anno, ma la seguo da distante, in tv: da quello che vedo, è diventato tutto molto estremo, riservato a case automobilistiche. E si è persa un po' di umanità.

Senza contare il fatto che questo rende più difficile l'accesso ai giovani, in particolare agli italiani, visto che Minardi si rivolgeva soprattutto a loro. Adesso o hai una casa dietro le spalle che ti finanzia o diventa difficile riuscire ad entrare.
Un ringraziamento a Gian Carlo devono darglielo molti piloti italiani, che senza di lui non sarebbero mai arrivati in F1. Lui è molto amato da noi piloti anche perché ci ha dato la possibilità di correre e di credere negli italiani. Non è che i piloti siano più o meno bravi a seconda della nazionalità, ma la Formula 1 di oggi dipende di più dagli appoggi e dal percorso che si fa per arrivarci.

Se poi non si hanno delle squadre di metà o fondo classifica che però danno uno sbocco ai debuttanti, diventa quasi impossibile.
Sicuramente. Anche se poi la F1 ha bisogno di piloti, quindi un giro di nuovi nomi ci sarà comunque. Ma è il modo in cui ci si arriva che è cambiato, proprio perché non c'è più il privato, o il team medio-piccolo che rischia e prende subito un pilota che viene da altre Formule, per farlo crescere in F1.

Per la sua carriera che cosa ha rappresentato il passaggio alla Minardi?
Nel 1999 ero già collaudatore Ferrari e lui mi volle fortemente, fece i salti mortali per avermi, anche parlando insieme a Maranello. Questo mi fece estremamente piacere. Con lui corsi per due stagioni e ho un grande rammarico: una gara del 1999 (il Gran Premio d'Europa, ndr) in cui ero quarto e potevo arrivare a podio sotto la pioggia, ma si ruppe il cambio. Quello è un ricordo che mi legherà a lui per tutta la vita, perché anche per Gian Carlo sarebbe stata una grandissima soddisfazione. Però queste sono le corse...

Ce lo ricordiamo lo stesso!
Sì, ma è un ricordo brutto. Se fosse stato bello, sarebbe stato meglio per tutti.

Diceva che adesso guarda la F1 da spettatore. E, dal divano, che effetto le fa vedere questa Ferrari in testa al Mondiale?
Sono molto contento e le auguro di rimanerci fino alla fine. Non sarà facile e per questo non devono mollare, ma la Ferrari lo sa. E iniziare così è già molto importante. Ora devono concentrarsi, continuare a sviluppare, non sedersi sugli allori. Come tutti i tifosi, e anche io sono uno di loro ormai, vogliamo che la Ferrari vinca. L'anno scorso ci è andata vicina, che è già stato un fatto positivo, ma questo speriamo che possa essere l'anno buono.

Al di là dell'andamento delle singole gare, l'aspetto più promettente sembra essere il fatto che, a livello tecnico, la Rossa abbia raggiunto la competitività della Mercedes.
Sì, sicuramente in questo momento hanno un vantaggio. Ma, come dicevo prima, non bisogna mollare: anche l'anno scorso sono partiti con un grande vantaggio a inizio stagione e poi la Mercedes ha recuperato. Devono stare attenti a non ripetere quello che è successo nel 2017: per questo dico che devono continuare a lavorare a testa bassa e a sviluppare la macchina per farla andare sempre più forte. La Mercedes e gli altri team non dormono, anzi, faranno di tutto, e tecnicamente sono molto avanzati anche loro. Nella Formula 1 di oggi non bisogna fermarsi mai: hanno questo buon vantaggio, ma devono continuare a migliorare per mantenerlo.

Lei è sempre stato legatissimo a Michael Schumacher. Barrichello, nei giorni scorsi, si è lamentato con i giornalisti che non gli sia permesso di andarlo a trovare: vale la stessa cosa anche per lei?
No, perché io vado a trovarlo regolarmente. Però la famiglia vuole mantenere una sorta di segretezza su questo e io rispetto ampiamente la loro volontà. Fanno tutto questo per il bene di Michael. Non voglio neanche parlare di questo, perché non ne ho mai parlato, proprio perché la famiglia non vuole. Le visite a lui sono concesse veramente a poche persone, per volere di Corinna (la moglie, ndr). Rispettiamo quello che vuole lei, e non è il caso di far polemica.