18 settembre 2019
Aggiornato 13:00

Ferrari: «Noi in ritardo». Mercedes: «No, siamo alla pari»

Sebastian Vettel parla di un divario dalle Frecce d'argento di «tre-quattro decimi al giro». Lewis Hamilton, invece, giura che «la loro potenza è uguale alla nostra»

La Mercedes di Lewis Hamilton davanti alle Ferrari di Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel alla partenza del GP d'Australia di Formula 1
La Mercedes di Lewis Hamilton davanti alle Ferrari di Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel alla partenza del GP d'Australia di Formula 1 Pirelli

SAKHIR – Ma allora, va più forte la Ferrari o la Mercedes? È più competitiva la Rossa che ha vinto la gara inaugurale in Australia o la Freccia d'argento che ha conquistato la prima pole position con un vantaggio nettissimo? Il successo del Cavallino rampante è stato frutto di un vero miglioramento della SF71H o piuttosto del colpo di fortuna della safety car? Dove sta la verità, insomma? È proprio con questi interrogativi in mente che il circus della Formula 1 riparte dal Gran Premio del Bahrein.

Ferrari indietro...
Dubbi che i giornalisti hanno tentato di sciogliere rivolgendoli ai diretti interessati nella giornata di ieri, dedicata alle consuete conferenze stampa della vigilia. Ricevendo risposte, come di consueto, che oscillano tra la lucida analisi e la pretattica. Ad ascoltare Sebastian Vettel, la sentenza sembra già scritta: la sua Ferrari è ancora in ritardo rispetto alla Mercedes, sia in configurazione da qualifica che da corsa. «Se si guarda il passo nei test e nella prima gara, è piuttosto chiaro che la Mercedes va più forte, probabilmente di tre-quattro decimi al giro – ha chiarito il campione tedesco – Questo è quello che abbiamo visto anche a Melbourne: all'inizio Lewis controllava il ritmo e spingeva solo quando gli serviva, aveva del margine che si teneva in tasca. Penso che questa sia la risposta più corretta. In ultima analisi ci serve un passo migliore per vincere: per questo continuiamo a cercare di crescere e, lavorando su alcuni dettagli, sono fiducioso che ci riusciremo. Credo che la macchina abbia del potenziale, ma dobbiamo progredire e recuperare in fretta per poter lottare per la vittoria come abbiamo fatto in molte gare l'anno passato». Dunque, spiega Seb, a Maranello si respira ottimismo, ma anche consapevolezza della sfida che aspetta la Scuderia: «Credo che in squadra abbiamo dei tecnici sufficientemente intelligenti da sapere che non siamo ancora abbastanza veloci rispetto alla Mercedes, su questo non si discute. Abbiamo fatto molte analisi, come accade dopo ogni gara, e il team ha valutato ogni tipo di soluzione per cercare di migliorare le prestazioni della vettura. Ma noi non viviamo solo di simulazioni e di numeri: andiamo a correre, e come abbiamo visto in Australia non si sa mai come possa andare a finire. La macchina di quest'anno è migliorata, ma dobbiamo portarla nella finestra giusta: questo lo sappiamo, e siamo molto motivati a voltare pagina e compiere l'ultimo passo che ci manca, che come ho detto molte volte è anche il più difficile».

...o pronta all'aggancio?
Se si pone la stessa domanda a Lewis Hamilton, invece, si otterrà un verdetto completamente ribaltato. Secondo il campione del mondo in carica, infatti, gli oltre sei decimi di vantaggio con cui ha conquistato la pole position a Melbourne non rappresenterebbero il divario reale tra le due monoposto. E anzi, con i dieci cavalli che la Ferrari avrebbe guadagnato grazie al nuovo motore 2018, il pilota anglo-caraibico è convinto che i suoi rivali siano riusciti finalmente ad eguagliare il propulsore della Mercedes, che ha rappresentato l'inarrivabile punto di riferimento fin dall'inizio dell'era ibrida in F1, datato 2014. «Non so darvi una cifra, il team non me l'ha comunicata – ammette Lewis – Ma mi hanno detto che in qualifica ritengono che la loro potenza sia pari alla nostra, visto che hanno compiuto un miglioramento davvero enorme. In gara potremmo avere ancora un leggero vantaggio, ma è difficile dirlo dopo un solo Gran Premio, in cui per giunta abbiamo adottato anche strategie diverse. Ci faremo un'idea molto migliore dopo i prossimi appuntamenti». Che si tratti di reale paura degli avversari o solo di volontà di non scoprire le proprie carte in anticipo, insomma, le due squadre che lottano per il Mondiale continuano a non svelare la loro reale competitività. E, dunque, l'interrogativo rimane sempre lo stesso, che solo la pista sarà in grado di sciogliere: dove sta la verità?