14 ottobre 2019
Aggiornato 00:00
Endurance

«Macché ferie», Alonso non si ferma mai: domenica corre a Daytona

Inizia in anticipo rispetto a quella di tutti i suoi colleghi di Formula 1 la stagione agonistica di Fernando: questo weekend tornerà in America per la storica 24 Ore

DAYTONA – Il suo matrimonio con la Formula 1 è in crisi ormai da qualche anno: e vedremo se basterà l'intervento del nuovo motorista della McLaren, la Renault, per togliergli di dosso l'amarezza patita con i deludenti propulsori Honda. Intanto, però, la storia d'amore tra Fernando Alonso e le corse americane sembra invece godere di ottima forma: lo dimostra il fatto che, dopo aver tentato la fortuna alla 500 Miglia di Indianapolis nel 2017, questo weekend il campione spagnolo inizierà in anticipo la sua stagione agonistica, partecipando ad un altro appuntamento storico del calendario statunitense, la 24 Ore di Daytona. «È sicuramente una delle gare migliori e più leggendarie del mondo», sono le parole con cui Nando definisce l'evento che si terrà in Florida per la sua cinquantaseiesima edizione, su una pista che alterna le curve paraboliche dell'ovale ad una sezione mista interna dalla velocità media di 200 km/h.

A ruote coperte
Una gara che rappresenterà il debutto assoluto per il due volte iridato di F1 al volante dei prototipi dell'endurance: una prova generale in vista della sua possibile partecipazione, quest'anno, pure alla 24 Ore di Le Mans: «Sono felice, sorpreso, orgoglioso dei tifosi che amano l'automobilismo quanto me – prosegue l'ex ferrarista – Vedono quanti sforzi sto profondendo per correre queste gare. Per me in particolare, a questo punto della mia carriera, sarebbe facile restare a casa e godermi le ferie: ma io non sono fatto così. Negli ultimi due anni, per partecipare a queste corse leggendarie mi sono dovuto impegnare molto e rinunciare alle mie vacanze. Non ne ho bisogno, ma lo faccio perché mi piace: la gente lo capisce e lo apprezza».

Un precedente
L'obiettivo finale di Alonso resta dunque sempre lo stesso: completare lo storico triplete delle quattro ruote, finora riuscito solo al grande Graham Hill negli anni '60, ovvero vincere il Mondiale di F1, la 500 Miglia di Indianapolis e la 24 Ore di Le Mans. Un traguardo complicato, ambizioso, ma che sembra alla sua portata, come conferma anche un altro ex pilota della serie regina che ha vinto pure in America, e anche la 24 Ore di Daytona: Juan Pablo Montoya. «Penso che abbia delle ottime chance di vincere, perché ha trovato un ottimo feeling con un'ottima macchina – sostiene il colombiano, ex di Williams e McLaren – Lui, come me, è un pilota che non ha paura di provare nuove strade: non vedo altri in Formula 1 che cercano di fare questo. Quando sei giovane e corri nel Mondiale, credi che non ci sia nulla oltre quel campionato. Invece Fernando ha dimostrato che non gli manca niente, anche a Indianapolis. La Honda gli ha dato un ottimo motore e lui aveva un'ottima macchina: solo un guasto meccanico lo ha fermato».

Nuovi approdi
E, per il futuro, chissà. Visto che ama così tanto l'automobilismo americano, e che i tifosi statunitensi ricambiano con un seguito affettuoso nei suoi confronti, l'asturiano non esclude di provare altre discipline al di là dell'Atlantico. Magari anche la Nascar, lo sport motoristico più seguito in assoluto negli Usa: «È una categoria unica, che richiede una tecnica di guida diversa dalle altre – commenta Alonso – La gestione del traffico, delle strategie, il passaggio da una fila all'altra: servono molti anni di esperienza, di cui probabilmente non dispongo a questo punto della mia carriera. Sarebbe bello provare la sensazione di una Nascar, perché solo guidando saprò se mi diverte o meno: dall'esterno mi piace guardare quelle gare, ma dall'interno è una cosa diversa». Nella Nascar ha corso in passato, durante i suoi anni sabbatici dalla Formula 1, anche Kimi Raikkonen, ma su questo tema Fernando non è riuscito a chiedere consigli al suo ex compagno di squadra in Ferrari: «Con Kimi è difficile parlare di qualsiasi cosa, compresa la Nascar! Ma ho molto rispetto per quello che ha fatto».