18 ottobre 2018
Aggiornato 17:30

Le ombrelline non spariranno dalla griglia, ma cambieranno

Questa la decisione della F1 sul ruolo delle grid girl, le ragazze sullo schieramento di partenza: «Non terranno solo un cartello, ma saranno parte integrante»
La grid girl di Max Verstappen nel Gran Premio di Russia
La grid girl di Max Verstappen nel Gran Premio di Russia (Red Bull)

ROMA – Le ombrelline non saranno cancellate dalla Formula 1, ma riformate sì. A sollevare la questione delle ragazze in griglia era stato recentemente Ross Brawn, responsabile sportivo della Liberty Media, la nuova proprietà del campionato, definendo la loro presenza un concetto anacronistico e sessista. Sul tema ora arriva l'intervento di Murray Barnett, capo del reparto marketing e sponsorizzazioni, che conferma l'intenzione di trovare una soluzione che modifichi la percezione delle cosiddette grid girl: «Siamo impegnati al 100% a considerare la questione delle ombrelline – ha ammesso al settimanale Marketing Week – così da renderle una parte più integrante della competizione, piuttosto che far loro semplicemente tenere in mano un cartello e stare in piedi a fianco di una monoposto. Non abbiamo ancora deciso come gestire questo aspetto, ma abbiamo riconosciuto che dobbiamo essere più progressisti al riguardo».

Sempre più rosa
Il tema della parità dei sessi è all'ordine del giorno nell'agenda dei nuovi patron della F1, a partire dalla presenza di quote rosa ai piani alti delle scuderie e, perché no, anche tra i piloti: «C'è un dibattito aperto: dovremmo organizzare un campionato separato per le donne pilota, oppure mantenere l'integrazione e permettere alle ragazze di guidare in uno sport misto, come è successo in passato? – prosegue Barnett – Abbiamo molte donne in posizioni manageriali di alto livello in F1, perciò non siamo messi così male come pensate. Ma c'è sicuramente molto margine di miglioramento».

Verso il futuro
Ma la volontà di essere progressisti non riguarda soltanto la questione sessuale: «Stiamo studiando alcune cose come la compensazione delle emissioni di anidride carbonica. Ma è uno dei segreti meglio custoditi della Formula 1 il fatto che il nostro motore sia in realtà incredibilmente leggero. Abbiamo il 50% di recupero di energia, motori ibridi da 1,6 litri, mille cavalli: la gente mi dice che siano cifre eccezionali. Non voglio parlare male della Formula E, ma la potenza delle loro batterie deve venire da qualche parte. La F1 come sport può essere sostenibile dal punto di vista ambientale, perciò dobbiamo raccontare questa storia più spesso». Il ruolo di Barnett come responsabile del settore commerciale della F1 raccoglie le redini del precedente patron Bernie Ecclestone, che era abituato a gestire da solo, in prima persona, tutte queste situazioni: «Non voglio parlare troppo dell'epoca di Ecclestone, ma la nostra visione ora è cercare quella di cercare di avvicinare gli sponsor con l'atteggiamento di 'Sì, perché no', invece che 'No, non comprendo la questione'. Ci vorrà molto tempo perché i marchi cambino la loro percezione rispetto alla Formula 1 e ci tengano davvero in considerazione, lo so. Ma dovremo avere pazienza e riconoscere che se continueremo ad offrire esperienze eccezionali alle aziende, allora anche le altre inizieranno a rendersene conto, prima o poi».