20 febbraio 2020
Aggiornato 11:00
Formula 1

Quattro anni dopo l'incidente, parte l'appello alla famiglia Schumacher

Domani sarà il 4° anniversario dallo schianto sulle nevi che ha segnato la vita di Michael. E un grande giornalista coglie l'occasione per chiedere la verità

Michael Schumacher
Michael Schumacher Ferrari

ROMA – Domani, 29 dicembre, segnerà il quarto anniversario di uno dei giorni più brutti di sempre per tutti gli appassionati di motori: quello del maledetto incidente sugli sci, sulle nevi di Meribel, che non solo ha troncato la serena esistenza di Michael Schumacher e della sua famiglia, ma che di fatto ha tagliato fuori dal mondo il sette volte campione del mondo di Formula 1. Già, perché prima ricoverata in ospedale, poi nella sua villa sulle rive del lago di Ginevra trasformata per l'occasione in un'autentica clinica privata, l'amatissima bandiera ferrarista è stata isolata dai suoi cari e dai suoi amici più stretti (da Jean Todt a Jean Alesi al professor Saillant, gli unici autorizzati a varcare la soglia di casa), che si sono chiusi dietro ad un ostinato silenzio senza lasciarsi scappare nemmeno una sillaba capace di gettare luce sulle sue reali condizioni di salute attuali.

La bomba del sospetto
Se ne sono scritte e dette molte, in questi mesi, ma tutte indiscrezioni anonime e non confermate. Una voce aveva rivelato che Schumi piangeva, quando vedeva sua moglie Corinna o i suoi figli Mick e Gina Maria, poi si è chiarito che quella reazione fisica non era dovuta ad un'emozione. La rivista scandalistica tedesca Bunte aveva titolato «Schumacher cammina», ma poi è stata condannata in tribunale su impulso dell'avvocato Damm: che dunque, suo malgrado, con questa smentita ha fatto l'unica rivelazione autentica ed ufficiale. Per il resto, nulla, solo un solido muro di segreto. In risposta al loro affetto e alla loro commozione, i milioni di tifosi che ancora lo ricordano in tutto il mondo non hanno ricevuto alcuna informazione: si sa che il fenomeno sta male, che non si è mai ripreso del tutto dal coma, ma non si sa quanto. Per questo motivo finanche un giornalista affermato come Umberto Zapelloni, vicedirettore della Gazzetta dello sport, si è spinto al punto di lanciare un appello sul suo blog ufficiale: fateci sapere qualcosa, diteci la verità. «Quello che a quattro anni dall’incidente mi piacerebbe avere – scrive – è un bollettino medico che racconti ai suoi milioni di tifosi come sta realmente Michael, come è la sua vita quotidiana (se così si può chiamare), quali speranze ci siano di recupero... Io capisco la riservatezza, d’altra parte Michael è sempre stato molto protettivo verso la famiglia, molto geloso della sua privacy. Ma questo è un altro discorso. Sono convinto che i suoi tifosi meriterebbero di sapere la verità sul suo stato di salute. Loro, quando vinceva (ma anche quando perdeva) sono stati la sua famiglia allargata. Non chiedo fotografie, immagini. Ma solo un bollettino medico che ci racconti esattamente come sta l’uomo che il 3 gennaio compirà 49 anni e che dal 2014 non può festeggiare il suo compleanno».

Grande anche alla Mercedes
In assenza di novità, non resta che dedicare questi giorni alla commemorazione del suo glorioso passato. E del presente, perché l'impagabile eredità che Michael Schumacher ha lasciato al Mondiale è viva ancora oggi, perfino nella scuderia che oggi domina il campionato: «C'è una cosa che a tanti sfugge: senza l'impronta data da Schumi nel triennio 2010-2012, oggi il team Mercedes non sarebbe così dominante». Ad affermarlo è uno che lo conosce bene: Luigi Mazzola, l'ingegnere ferrarese che dal 1995 al 2006 fu responsabile della squadra prove della Ferrari. La brutta verità, per Maranello, è che dunque è anche merito del loro ex campione se i suoi attuali rivali sono diventati così temibili. Una riconferma della grandezza assoluta del fenomeno tedesco: «Com'era sul lavoro? Puntuale, esigente, disponibile – ha raccontato in un'intervista al Giorno – Ma a me piace ricordare l'aspetto umano, perché sul pilota è persino inutile spendere parole, è stato il più grande. Schumacher ha sempre voluto tenere rigidamente separata l'immagine pubblica da quella privata. Con voi giornalisti certamente non era espansivo. Ma con chi lavorava con lui e per lui si apriva senza riserve».