24 settembre 2020
Aggiornato 21:00
Moto2 | Gran Premio di Valencia

Morbidelli: «Tifo Dovizioso, ma il mio maestro è Valentino Rossi»

Il pilota romano, neo-campione del mondo, si confessa alla vigilia della sua ultima gara nella classe di mezzo. E del debutto in sella a una MotoGP nei test di martedì prossimo

VALENCIA – Finalmente, su quel volto pacato, imperturbabile, irenico, spunta un sorriso. Il sorriso di un campione del mondo. Franco Morbidelli si presenta all'ultima gara della sua vita in Moto2 con il titolo già vinto. E questo sembra averlo trasformato: le acque chete del suo carattere sono visibilmente increspate di gioia e di emozioni. «Lui è il pilota più talentuoso che ho avuto negli ultimi anni, ma è un ragazzo molto difficile da leggere – conferma il suo team manager Michael Bartholemy – Non si capisce mai quanto impegno sta mettendo nella guida. Al primo Gran Premio che corse con noi, in Qatar, uscendo dall'albergo gli dissi: 'Direi che tu non vuoi diventare campione del mondo, perché sembra sempre che non stai dando il massimo'. Invece Franky è rilassato solo in apparenza. Ha un approccio diverso, ma in moto è molto simile al suo maestro Valentino: dà sempre il 150%. E, alla domenica, vuole sempre vincere la gara, anche quando è in lotta per il campionato». Valentino Rossi è colui che il talentino romano l'ha scoperto, portandolo nel Motomondiale. Ma il boss della squadra belga, che dopo averlo portato all'iride lo promuoverà anche nella classe regina il prossimo anno, rivendica la primogenitura della sua scommessa: «La decisione di ingaggiarlo fu mia, e dovetti lottare contro lo scetticismo di molti. Valentino non ha mai guidato una Moto2, in compenso ha il suo team e noi l'abbiamo battuto. Vuol dire che la combinazione tra Franco Morbidelli e il team Marc Vds è più forte, e voglio dimostrarlo anche nel 2018 in MotoGP. Prima o poi lo vedremo su una moto ufficiale». Mica male come presentazione...

Franco, questo sarà un Gran Premio strano per te.
Sarà bello. Sento addosso molta meno pressione rispetto alle scorse gare e cercherò solo di divertirmi e di esprimere la mia guida migliore.

Come ti sei goduto queste prime due settimane da campione del mondo?
La sensazione è bellissima. Anche perché ci sono riuscito presto, a soli 22 anni: è una cosa grandiosa, e quando mi fermo a pensarci mi sento bene. Ho già raggiunto il sogno che avevo da bambino, e ora che ho abbattuto questa barriera ho ancora più motivazione ad allenarmi, a migliorarmi per le nuove sfide che mi aspettano. Mi sento molto più leggero, ora posso rilassarmi un po' di più. Visto che l'obiettivo principale l'ho centrato, ho più tempo per le interviste e gli altri impegni di contorno. Quelli leggermente meno importanti di un Mondiale...

Forse per questo nessun campione della Moto2 ha mai vinto l'ultima gara.
Ci proverò io. Cercherò di non commettere questo errore, ma di rimanere concentrato, e sfruttare l'assenza di pressione a mio vantaggio.

Come è stato il ritorno a casa?
Stupendo. Ho rivisto i miei amici e la mia famiglia dopo le tre trasferte asiatiche, ho passato del tempo con loro e mi sono semplicemente divertito, ho festeggiato. Quando ti carichi di pressione e di emozioni e alla fine raggiungi il tuo scopo, puoi sfogarti e rilassarti. Era quello che volevo fare.

E poi, martedì, ti aspetta il primo test in MotoGP. Cosa ti aspetti?
Sarà interessante, potente, veloce. L'inizio di un processo di apprendimento che spero durerà a lungo.

Hai chiesto consigli a Valentino?
Sì, ma non sui test. L'ultima volta in cui mi ha consigliato è stato molto tempo fa. Ma penso che gli chiederò qualcosa domenica sera...

Ha detto che, ora che correrete l'uno contro l'altro, i vostri discorsi diventeranno meno tecnici.
Io gli farò sempre le stesse domande, specialmente sullo stile di guida. Se poi non vorrà rispondermi, va bene!

In che modo gli insegnamenti di Vale hanno cambiato il tuo stile di guida, negli anni?
Prima del Motomondiale, correvo con un tipo di moto molto diversa: una derivata di serie, invece che un prototipo. Quindi ho dovuto adattarmi, ma l'ho fatto semplicemente osservandolo, stando con lui. Alla fine ognuno ha il suo stile: io ho dovuto applicare il mio alla Moto2, non copiare il suo. Si può copiare l'approccio, il metodo di lavoro, non la posizione in moto. Semmai, mi ha dato consigli su come controllare la moto, come reagire quando succede qualche inconveniente. Cercherò di imparare quello che fa lui, ma non di copiarlo.

La Moto2 è stata una buona preparazione?
Assolutamente sì. È una categoria tosta, specialmente negli ultimi tre anni da quando tutti hanno la stessa moto e lo stesso motore. La Moto2 fa crescere molto un pilota, dal punto di vista dello stile di guida e del metodo di lavoro. Per esempio nella gestione delle gomme, che è il punto dove sbagliavo l'anno scorso: ero veloce a inizio gara, ma non duravo fino alla fine. Stavolta ho fatto il contrario: ho amministrato gli pneumatici per arrivare in forma nel finale. E questo mi ha permesso di vincere tante gare.

E in una stagione importante e dura come questa, cosa hai imparato in particolare?
Questo è stato un anno grandioso per noi. Ho imparato molto, ma penso che lo capirò meglio quando mi siederò a un tavolo per fare un'analisi. Non ho ancora avuto il tempo di farlo: quest'anno ho solo pensato ad andare sempre avanti, puntare alla vittoria in ogni gara, in ogni momento. Ho iniziato a pensare ai punti solo negli ultimi tre weekend di gara extraeuropei.

Ora dovrai cambiare mentalità, non potrai più pensare alla vittoria ma lotterai a centro gruppo. Ti senti pronto?
Sono curioso. È una sfida, la accetto e non so come finirà. So di essere pronto a tutto perché vada bene, ma non so se ci riuscirò. Ci proverò.

Da italiano, fai il tifo per Dovizioso, o da pilota Honda, fai il tifo per Marquez?
Sono italiano, e Dovi mi piace tanto. Se vincesse, sarei contento. Ma anche se vincesse la Honda, perché vorrebbe dire che l'anno prossimo guiderei la moto campione. Provo sensazioni contrastanti, ma in entrambi i casi sarei felice.

Il tuo approccio sembra simile a quello di Dovizioso: calmo, concentrato e razionale.
Lui ha molta più esperienza di me. Sì, cerco di essere razionale, ma se guardate quanti errori ho commesso quest'anno, vi rendete conto che non sempre ce la faccio... Ma provo ad avere il miglior metodo di lavoro possibile, perché per capire ogni aspetto bisogna usare la testa. Altrimenti, non duri molto in questo sport.

Ma il nervosismo non lo senti o lo nascondi bene?
Sono nervoso, anche se a volte non si vede. Spesso quello che sento dentro non lo dimostro fuori. Ma so che, se sono nervoso, non riesco ad andar forte quanto voglio. Quindi cerco di restare rilassato, di controllare questo nervosismo. L'ho capito durante la mia vita. Corro da quando avevo sette anni, quindi gestisco la pressione da tantissimo tempo. E ho imparato come si fa.

Quindi non senti pressione per martedì?
Sì, certo. Prima, però, penso a quest'ultima gara. Poi, quella di martedì sarà una pressione diversa. Sarà un test, con una bella moto, uno dei giorni più belli della mia vita. La pressione c'è, ma non tanta.