11 dicembre 2019
Aggiornato 17:30

Valentino Rossi pensa già al 2018: «Ma la nuova M1 è in ritardo»

Questo GP fornirà alla Yamaha una pietra di paragone rispetto ai test invernali sulla stessa pista: «Questo ci darà indicazioni fondamentali per il prossimo anno»

SEPANG – Il ritorno sul podio in Australia, che ha messo fine ad un periodo nero segnato dalla frattura alla gamba e dalla crisi tecnica della sua Yamaha, ha riportato il sorriso sul volto di Valentino Rossi: «È stato un grande piacere e un grande divertimento lottare in quella gara a Phillip Island – commenta il Dottore nella conferenza stampa alla vigilia del Gran Premio della Malesia – Ed è stato un risultato importante, per il team e per me dopo l'infortunio. Ho lavorato sodo quando è stato il momento di rientrare: non solo per l'Aragona ma anche perché sapevo che tre gare di fila sono molto impegnative per il fisico. Arriviamo qui in buona forma, ma questa è una pista completamente differente. Mi piace molto: la prima volta in cui ci corremmo ero in classe 250. Fu piacevole correre su questo tracciato così largo e veloce. Eppure sembra che il brutto tempo ci segua ovunque in questa stagione!».

Lo spettro della pioggia
Se nel cuore di Vale è tornato il sereno, infatti, sui cieli di Sepang il meteo non dovrebbe rivelarsi altrettanto clemente. Il precedente di dodici mesi fa, quando sotto il diluvio arrivò secondo dietro ad Andrea Dovizioso, sembrerebbe favorirlo in queste circostanze, ma da allora la situazione è molto cambiata: «Cercherò di essere competitivo in tutte le condizioni – spiega il fenomeno di Tavullia – Sul bagnato quest'anno non vado così bene come nella scorsa stagione, quando qui andai forte come a Phillip Island, ma spero di essere forte comunque. Questa sarà la gara più impegnativa della stagione perché farà molto caldo. Anche nella passata edizione fu un weekend difficile, perché ci fu una continua alternanza di pioggia e asciutto. Con questa temperatura, poi, l'asfalto si può asciugare molto rapidamente».

Com'è cambiata questa moto
Tra il Gran Premio del 2016 e questo del 2017 c'è stato di mezzo un altro ritorno sulla pista malese: quello dei test invernali, forse il punto più basso toccato dal nove volte iridato in sella alla M1. «Ero molto preoccupato, non riuscivo a guidare la nuova moto, mentre Vinales era veloce – racconta – Fu uno dei test più negativi da quando sono tornato in Yamaha». Per questo il weekend di gara servirà anche da banco di prova dell'evoluzione (o dell'involuzione) compiuta dalla casa dei Diapason nel corso di questa stagione non troppo felice: «Ora la moto è diversa da quest'inverno, e vedremo come andrà qui. Sarà una gara importante per prendere decisioni sullo sviluppo per il prossimo anno, e per avere conferme sui miglioramenti fatti a Phillip Island. Se non dovesse succedere, sarà una bella bega. Sepang e Valencia sono due circuiti in cui il consumo della gomma posteriore è molto elevato, quindi potremo ottenere indicazioni fondamentali sui tempi sul giro che riusciremo a fare con pneumatici usati». Il dubbio, insomma, resta sempre lo stesso: le buone prestazioni viste in Australia sono un fuoco di paglia, favorito da una pista con poche accelerazioni e frenate brusche, punti sui quali la Yamaha tende ad andare in crisi, o piuttosto un segnale di reale crescita?

Testa al futuro
Fuori dai giochi per il Mondiale, la casa di Iwata ha ormai gli occhi puntati esclusivamente sulla prossima stagione. Il prototipo del telaio 2018 ha debuttato già a Silverstone, ma andrà ovviamente aggiornato e adattato al nuovo motore, che nel corso del campionato rimane congelato. Peccato che lo sviluppo della moto del nuovo anno sia in ritardo, tanto che non sarà pronta per i consueti test dopo-gara che seguiranno l'atto conclusivo di Valencia. «E non so se l’avremo neanche per i test privati che faremo qui a novembre – rivela il numero 46 – Forse la guideremo solo a febbraio del prossimo anno. Sicuramente prima arriva la moto nuova e meglio è, ma non è un grosso problema. Molto dipenderà da come andranno le prossime due gare. In Giappone hanno tante idee su cosa fare per migliorarla e in questi ultimi GP potremo capire quale via seguire».