19 ottobre 2021
Aggiornato 04:00
Formula 1

La tragedia del terremoto non fermerà il GP del Messico

L'Autodromo Hermanos Rodriguez, che tra un mese ospiterà la gara, è utilizzato ora come rifugio per gli sfollati del grave sisma di magnitudo 7.1 che ha colpito la nazione centro-americana. Ma le due verifiche compiute finora hanno confermato che l'impianto non è lesionato e che la corsa si potrà fare

Uno degli ingressi dell'Autodromo Hermanos Rodriguez di Città del Messico
Uno degli ingressi dell'Autodromo Hermanos Rodriguez di Città del Messico Pirelli

CITTÀ DEL MESSICO«The show must go on». Lo spettacolo deve andare avanti. Sempre, anche (o forse soprattutto) nei periodi più difficili. La tragedia del terremoto non fermerà il Gran Premio del Messico. A un mese dall'evento, la capitale Città del Messico è stata colpita da un gravissimo sisma di magnitudo 7.1, costato finora oltre trecento morti. E gli stadi di calcio (il famoso Estadio Azteca è stato lesionato) oltre all'Autodromo Hermanos Rodriguez sono attualmente utilizzati come rifugi umanitari per gli sfollati. In compenso, smentendo le iniziali indiscrezioni che parlavano di danni all'asfalto sul rettilineo principale, sembra essere «in buone condizioni, secondo quanto riportano diverse fonti attendibili», scrive il quotidiano sportivo spagnolo As.

L'impianto resta in piedi
Del resto, già ai tempi della riasfaltatura del circuito, che precedette il suo rientro in calendario nel 2015, le più recenti norme antisismiche vennero tenute in considerazione in fase di progetto. La conferma viene anche dal portavoce della pista, Rodrigo Sanchez Peraza: «La superficie del tracciato e anche gli edifici sono già stati ispezionati due volte e sono messi bene. Continueremo con le verifiche insieme alle autorità ma finora non sembrano esserci preoccupazioni. Il GP si farà». Insomma, a differenza di altri grandi eventi sportivi come le gare di sollevamento pesi e di nuoto paralimpico previste in città, che sono già state cancellate, la tappa del Mondiale di Formula 1 sembra avere ottenuto il semaforo verde. «Per ora ci stiamo occupando di rimettere in moto la città e sostenerla in ogni modo possibile – prosegue l'addetto stampa – Se la situazione non cambierà, continueremo il nostro attuale lavoro. La pista sta bene e quindi dovremo riprendere la concentrazione e mettere in scena il nostro spettacolo. Dobbiamo restare insieme nei momenti brutti come in quelli belli: penso che questo sia un messaggio potente che dobbiamo lanciare al mondo. Lo stesso orgoglio che si vede sulle tribune lo mostriamo anche nelle zone più devastate».

Il grande cuore della Formula 1
Oltre a proseguire il loro lavoro di organizzazione dell'evento, insomma, i promotori si sono anche attivati per dare una mano alla loro nazione a rialzarsi, lanciando in tutto il mondo appelli alla donazione a Unicef, Oxfam, Save the Children e alla Croce rossa locale. Anche l'unico pilota messicano della F1, Sergio Perez, ha messo in moto la sua fondazione benefica (insieme a quella del suo storico sponsor, il magnate delle telecomunicazioni Carlos Slim), promettendo di donare cinque pesos per ognuno messo sul piatto dai suoi tifosi. «Sono profondamente preoccupato per ciò che sta attraversando la mia gente, è ora di restare uniti», ha scritto Perez sulla sua pagina ufficiale di Twitter annunciando di avere già stanziato una prima donazione da 170 mila dollari.