19 settembre 2018
Aggiornato 05:30

Dallo sconforto all'euforia, Valentino Rossi è tornato (ancora una volta)

Giovedì, alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna, appariva sul punto di gettare la spugna. Invece, la sua straordinaria trecentesima gara in classe regina lo ha rinvigorito. Ora il Dottore crede di nuovo nelle sue chance di lottare per il Mondiale. E vuole rimandare ulteriormente il ritiro
Valentino Rossi sul podio di Silverstone
Valentino Rossi sul podio di Silverstone (Yamaha)

ROMA – Riavvolgiamo il nastro a giovedì scorso, vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna. Quello che si presenta in conferenza stampa, reduce dal flop in Austria della sua Yamaha, è un Valentino Rossi giù di morale, che sembra addirittura sul punto di gettare la spugna: «Non mi vedo in lotta per il Mondiale – sbottava – Ho tanti punti di distacco e non sono abbastanza competitivo per recuperare, è davvero difficile. Prima di pensare ad agganciare Marquez e Dovizioso dovrei andare altrettanto forte, invece le loro moto sono migliorate rispetto alla mia». Avanti veloce a domenica sera, e davanti alle telecamere, ai microfoni e ai taccuini dei giornalisti compare un Valentino Rossi trasformato, riacceso, smagliante: «Mancano ancora sei gare, e darò il massimo perché voglio vincere – esclama – Ho ventisei punti di ritardo, che non sono tanti. E sono felicissimo di essere ancora in corsa, perché tutto è aperto». Nella testa e nel cuore del Dottore, insomma, in soli quattro giorni è cambiato tutto. Il motivo? Di mezzo c'è stata una gara di Silverstone in cui il fenomeno di Tavullia è schizzato in testa dal via, ha condotto 18 dei 20 giri in programma, e poi ha ceduto sul finale solo per colpa dell'eccessiva usura della gomma posteriore, chiudendo terzo ma ad appena otto decimi dalla vittoria: «Quel problema negli ultimi giri dobbiamo proprio risolverlo, spero il più presto possibile», conferma il nove volte iridato, ma stavolta senza perdere il suo sorriso.

300 GP e non sentirli
Valentino Rossi è tornato, insomma. Una volta di più, sorprendendo tutti, stavolta perfino se stesso. «Non è stato un modo perfetto, perché avrei voluto vincere, ma comunque un ottimo modo di festeggiare la mia trecentesima gara in MotoGP – prosegue – Restare là davanti e lottare per il successo: questo è il mio obiettivo e, finché sarò così veloce e potrò battermela con i migliori, continuerò a correre». E del resto, anche se il suo attuale contratto scade al termine della prossima stagione, chi potrebbe anche solo lontanamente pensare al ritiro dopo una prestazione del genere? Dalla sua prima apparizione in classe regina (Suzuka 2000) sono passate trecento corse, si è detto (un record assoluto), ovvero diciotto anni al massimo livello del motociclismo. Eppure il numero 46, in questo 2017, si ritrova di fronte un nuovo stimolo, una situazione del tutto inedita, perfino per lui: un Mondiale senza padrone, con cinque vincitori diversi e i primi cinque in classifica divisi da appena 35 punti. «Qualcosa di speciale – la definisce Vale – Di solito si lotta con uno o due piloti, al massimo tre, mentre stavolta ce ne sono cinque. E in prova è facilissimo finire fuori dai primi dieci». Messa così, con la velocità che ha mostrato ieri e magari un pizzico di fortuna (come l'esplosione del motore di Marc Marquez ieri), ci può essere una chance anche per lui: «Spero di arrivare a Valencia con i primi cinque piloti a pari punti, disputare un ottimo weekend di gara con il sole venerdì e sabato, e poi una pioggia torrenziale alla domenica mattina! Spero che il campionato si decida così...». Eccolo, il Dottore che conosciamo. Bentornato, Valentino Rossi.

Rossi davanti al suo compagno di squadra in Yamaha, Maverick Vinales
Rossi davanti al suo compagno di squadra in Yamaha, Maverick Vinales (Yamaha)