20 agosto 2019
Aggiornato 09:30

Highlander Valentino Rossi: «Penso di poter guidare bene. Ma basta con il motocross!»

I medici gli hanno dato l'ok a girare. Resta l'incognita del dolore che potrebbe provare in moto, nei cambi di direzione e nelle lunghe sequenze di giri veloci. Ma lui vuole riuscirci a tutti i costi: «In ospedale mi avevano detto che non avrei potuto correre. Invece ho recuperato alla grande»

Valentino Rossi nel box Yamaha con il suo capotecnico Silvano Galbusera
Valentino Rossi nel box Yamaha con il suo capotecnico Silvano Galbusera Michelin

SCARPERIA – È la domanda che si pone tutto il paddock. I medici (quello del circuito, Remo Barbagli, quello della Federazione, Giancarlo Di Filippo, e quello della MotoGP, Angel Charte) il loro verdetto in merito già l'hanno espresso in via ufficiale poco prima di pranzo: il Dottore è in forma, può scendere in pista nelle prove libere di domani al Mugello. Ma il diretto interessato, invece, come risponde? «Non sto così male – rassicura il nove volte iridato – Certo, la caduta è stata brutta e il dolore era forte, specialmente allo stomaco. La prima notte l'ho passata in ospedale perché facevo fatica a muovermi e a respirare, ma anche una volta tornato a casa continuavo a sentire male. La vedevo dura per la gara, i dottori mi hanno detto che dopo una botta del genere non avrei potuto correre. Ma per fortuna ho avuto un buon recupero e negli ultimi due giorni le mie condizioni sono migliorate molto». Da passare, però, rimane l'esame più difficile: quello in pista, sulla sua Yamaha, a partire dalle prove libere di domani. Perché un conto è stare meglio mentre si è seduti sul proprio divano, tutto un altro girare a 300 km/h su uno dei circuiti più tecnici del mondo. «Ora resta da vedere cosa proverò sulla mia M1, perché lo stress sarà più elevato di quanto si possa ricreare in allenamento – prosegue il fenomeno di Tavullia – Ieri ho provato due moto a casa, prima il T-max e poi la mia R6, e in sella riesco a muovermi senza provare troppo dolore. Ma non sono ancora al 100%, ad esempio faccio più fatica a dormire. Domani porterò avanti il mio programma consueto per le prove libere, provando a capire se avrò dolori particolari, o se dovrò fare meno giri per risparmiare le energie in vista di domenica. Cercherò di migliorare passo dopo passo per raggiungere la forma. Penso di riuscire a guidare bene, anche se potrei avere problemi nei cambi di direzione, che qui al Mugello sono particolarmente violenti, e nella tenuta quando spingerò per tanti giri di fila e dovrò respirare a fondo. Ma mi ritengo fortunato. Ho rischiato di rompermi qualcosa e di dover saltare le due gare più importanti dell'anno. Poterci provare è già fantastico».

Un mese da dimenticare
Oggi, il primo giorno di giugno, chiude metaforicamente un mese decisamente nero per Vale. Iniziato con la disastrosa gara di Jerez, proseguito con l'incidente del suo amico Nicky Hayden. E poi la doppia caduta, quella all'ultimo giro a Le Mans e quella dalla moto da cross in allenamento. Il numero 46, ormai lo abbiamo imparato, è un highlander capace di non abbattersi nemmeno di fronte ai peggiori inconvenienti. A stupire, semmai, è che non rimpianga nulla di quello che gli è successo negli ultimi trenta giorni. Non la scelta di allenarsi su una pista di motocross: «Ero a Cavallara, uno dei miei circuiti preferiti, dove giro ormai da tanto tempo. Purtroppo sono atterrato da un salto un metro fuori dalla pista, dove la terra non era battuta. Così mi sono ribaltato in avanti e ho sbattuto il petto contro il manubrio e poi per terra, visto che il tracciato era in discesa. Il motocross lo pratico dal 2010, lo ritengo il miglior allenamento fisico e mentale che ci sia, e in più mi diverte. Ma ho paura che dopo questa caduta la mia carriera di crossista sia finita...». E nessun rimorso nemmeno per aver superato il limite all'ultima curva del Gran Premio di Francia: «Mi sono rivisto in televisione. Fino a due giri dalla fine era praticamente la gara perfetta. In realtà non avrei dovuto sbagliare la prima volta, perché Vinales andava forte, ma avrebbe fatto comunque fatica a superarmi. Quanto all'altro errore... Ora è facile dire che mi sarei potuto accontentare, ma lì per lì non ci ho pensato neanche per un momento. Volevo provarci, ed è andata così. L'ho pagata cara, perché uno zero in classifica pesa, in un campionato così tirato. Ma ci stava che ci provassi». Il maggio nero si è ufficialmente concluso, con un sospiro di sollievo. E, qui al Mugello, a fargli dimenticare tutto ci penserà il metaforico abbraccio delle sue centinaia di migliaia di tifosi che affolleranno le tribune. A cui lui è pronto a tributare il solito regalo speciale: «È stato un periodo un po' difficile, ma ho trovato comunque il tempo di disegnare il casco speciale che indosserò da sabato mattina. Non potevo non farlo».