11 dicembre 2019
Aggiornato 01:30

Immenso Valentino Rossi: stavolta ha stupito perfino se stesso

«Non ci avrei scommesso nemmeno dieci euro», confessa il Dottore. Invece, da venerdì, ha iniziato a ritrovare la strada giusta con la sua Yamaha. E in gara ha compiuto il suo ennesimo miracolo, rimontando dal decimo al terzo posto

Valentino Rossi sul podio in Qatar
Valentino Rossi sul podio in Qatar Michelin

DOHA«Non ci avrei scommesso nemmeno dieci euro». Non solo Valentino Rossi ha compiuto l'ennesima impresa della sua infinita carriera, ma stavolta l'impressione è che abbia stupito perfino se stesso. Non è una vittoria, quella conquistata nel Gran Premio inaugurale della stagione in Qatar, ma è come se lo fosse: partendo dal decimo posto in griglia di partenza, dopo l'inverno più difficile della sua carriera in Yamaha, rimontare fino al terzo gradino del podio è stato un risultato formidabile. «Sono felice, è stato bello e soprattutto mi sono divertito da matti – racconta, con un volto solare come non mai – Iniziare il campionato con un podio è sempre figo, specialmente dopo un periodo così duro. L'anno scorso, invece, nei test ero sempre andato forte e poi qui in gara ero arrivato quarto... Siamo stati bravi a mantenere sempre la calma, attorno a me ho sempre sentito il sostegno dei giapponesi della Yamaha e di tutta la squadra. E alla fine ci siamo arrivati».

Ritrovata la via
La strada per riportare il Dottore alle posizioni che gli competono, stavolta, è stata lunga e accidentata: «I test sono stati veramente disastrosi: non tanto Sepang, ma a Phillip Island e qui in Qatar è andata malissimo. Ho avuto anche qualche problema fisico, soprattutto all'inizio ho sofferto con le braccia e con le gambe, dovevo stare sempre in giro, non ho potuto allenarmi: ho quarant'anni, quindi sono stati c...i. È vero che nelle prove non sono mai stato un fulmine di guerra, ma dodicesimo o tredicesimo era davvero troppo. Anche questo weekend, giovedì, è iniziato male, venerdì invece abbiamo cominciato a vedere non dico la luce, ma la porta socchiusa. Non andavo tanto forte lo stesso, ma cominciavo a guidare, a sentirmi bene sulla moto, a fare le traiettorie giuste. A quel punto siamo stati bravi: abbiamo cominciato a lavorare logicamente, intelligentemente, e ci siamo arrivati». Dopo che i tecnici sono finalmente riusciti a cucirgli addosso la moto, però, toccava a lui e solo a lui tirare fuori dal cilindro l'ennesimo coniglio: «Rispetto al warm up di stamattina, in gara la temperatura era più fresca di una decina di gradi, e quindi con le gomme medie soffrivo meno – spiega – E poi mi trovo molto meglio a lavorare nei Gran Premi: con i tempi più ristretti posso far valere la mia esperienza e dare il massimo».

Il Dottore insegue il suo compagno di squadra Maverick Vinales
Il Dottore insegue il suo compagno di squadra Maverick Vinales (Michelin)

Recupero fulminante
Così, dopo una partenza a razzo (nonostante il colpetto ricevuto da Crutchlow che gli ha fatto volar via la telecamera), il fenomeno di Tavullia ha iniziato a macinare giri veloci e sorpassi: «Quando sono arrivato quinto, ero già entusiasta. Poi, quando sono risalito fino al terzo posto, ho pensato: 'Andiamo a podio. E vai a capire cosa può succedere...'». A un certo punto, quando girava più rapido dei due in testa, ha addirittura sognato di vincerla, questa gara: «Però soffrivo troppo con la gomma anteriore e provarci sarebbe stato davvero un azzardo, era più probabile sbagliare che vincere. Vinales era un po' più veloce, potevo tentare di riacciuffare Dovizioso, ma quando Maverick lo ha passato gli si è attaccato al codino ed è scappato via. E io non ne avevo abbastanza». Il podio, però, quello è arrivato. L'ennesima resurrezione del numero 46, in un Gran Premio che lo ha rilanciato sia dal punto di vista tecnico che da quello psicologico: «Ora andiamo in Argentina consapevoli di partire da una base migliore. Vogliamo continuare così». E chi lo ferma più?