23 agosto 2019
Aggiornato 12:30

In 110 anni, come sono cambiate le gomme Pirelli da corsa...

Sono sempre rimasti tondi e neri, ma da quando vinsero la Pechino-Parigi nel 1907 ad oggi, che equipaggiano il Mondiale di Formula 1, gli pneumatici sportivi della casa milanese ne hanno fatta di strada, anche sotto il profilo tecnologico

TORINO – Pirelli è ancora giovane quando capisce che le corse sono parte del suo Dna quanto lo è la tecnologia. Fondata nel 1872, appena dopo il cambio di secolo affronta il debutto ufficiale in una gara di primo livello, la Susa-Moncenisio nel 1905. Un anno ed ecco la prima vittoria, alla Settimana automobilistica di San Remo. Nel 1907 il principe Scipione Borghese e il giornalista Luigi Barzini guidano la Itala nel massacrante raid da Pechino a Parigi. Deserti e guadi, tratti nella foresta, ponti che crollano e tratti veloci non piegano la resistenza della vettura e dei pneumatici Pirelli. Sotto la Tour Eiffel i distacchi degli avversari si contano in giorni. Pochi anni dopo l’intuizione del fondatore Giovanni Battista Pirelli, che aveva riconosciuto l’importanza della competizione come veicolo ideale per lo sviluppo delle gomme per mezzi stradali, arriva la notorietà. Ancora un anno e nella cornice del raid New York-Parigi nasce il logo della P lunga. La storia da corsa è partita. Ad oggi è ancora in piena velocità.

La giovinezza
Gli anni Dieci del Novecento regalano a Pirelli le prime vittorie importanti e con una certa regolarità. Due Peugeot dominano il Grand Prix de l’Automobile Club de France 1913; stesso anno e la P lunga domina la ottava Targa Florio, con Felice Nazzaro al volante della vettura che porta il suo nome. Quindi altri successi al Grand Prix de France a Le Mans, al Meeting de Mont Ventoux, alla Coupe de l’Auto e Boulogne-sur-Mer. Sempre dello stesso decennio le prime esperienze agonistiche con le due ruote. Gli anni Venti regalano le prime grandi gioie con le auto in circuito. Monza ospita nel 1922 il primo Gran Premio. Sul neonato tracciato vince Bordino davanti a Nazzaro; uguali le loro Fiat 804, identici anche i pneumatici Pirelli Superflex Cord. Il 1924 segna l’inizio della collaborazione fra P lunga e Alfa Romeo, che segna il dominio in tanti Gran Premi dell’epoca con l’Alfa P2 imbattibile grazie anche a campioni assoluti quali Campari e Antonio Ascari. La gara di Monza nel 1925 è etichettata come primo campionato automobilistico del mondo: il successo ha sempre i colori dell’Alfa Romeo; pilota Brilli Peri; pneumatici Pirelli Superflex Cord, che vengono definiti «I pneumatici delle vittorie».

La maturità
Gli anni Trenta sono quelli di Tazio Nuvolari. Il pilota mantovano, già alfiere Pirelli sulle motociclette Bianchi nel decennio precedente, eredita l’Alfa 6C 1750 ufficiale dello scomparso Brilli Peri e la guida a una strepitosa vittoria alla Mille Miglia 1930. Sono gli anni del mito Nuvolari: in quella Mille Miglia spense appositamente i fanali in una fase notturna vicina al Lago di Garda per sorprendere nella notte il compagno di team Varzi e batterlo in volata. Nuvolari vincerà anche a Monza: i pneumatici, sempre Pirelli Stella Bianca, per una serie di successi ormai sempre più lunga e che si estende. Continuano intanto le vittorie fra le moto: il Pirelli Monocord vince moltissimo nella seconda metà degli anni Trenta e con piloti quali Piero Taruffi, altro campione destinato a scrivere pagine leggendarie a due e quattro ruote.

La consacrazione
Gli anni Cinquanta testimoniano l’inizio della Formula iridata. I primi quattro campionati del mondo sono marchiati Pirelli: 1950 con l’Alfa Romeo di Farina gommata Stella Bianca, pneumatici poi modificati e rinominati Stelvio; 1951 con il campionissimo Fangio al volante dell’Alfa con i pneumatici Cinturato; nel 1952 e ’53 con Alberto Ascari sulla Ferrari. Ma Pirelli guarda con sempre maggiore interesse alle vetture da corsa più simili a quelle stradali, per le quali sviluppa pneumatici ad alte prestazioni e mirati agli utilizzi più diversi. Alla 24 Ore di Le Mans 1954 arriva il trionfo con la Ferrari 375Mm Plus affidata a Gonzàlez e Trintignant. Tre anni dopo la Maserati 450S gommata P lunga porta al successo Fangio in coppia con Behra alla 12 Ore di Sebring. Nello stesso anno il campione argentino diventa iridato F1 per la quinta volta al volante della Maserati-Pirelli. E la P lunga conclude qui la sua prima esperienza nei Gran Premi.

Dal 2000 al futuro
Il nuovo secolo riporta anche la Formula 1. Pirelli si era riaffacciata nei Gran Premi già negli anni Ottanta, cogliendo vittorie importanti quali quelle con Piquet al GP di Francia 1985 e con Berger in Messico 1986. Il pneumatico si chiama P7, richiamando un marchio storico vincente già nelle competizioni stradali. È con il P7 che Ayrton Senna debutta nel 1984 in Formula 1, al volante della Toleman. Sono anni in cui la P lunga equipaggia team quali Lotus e Brabham; Arrows, Osella, Fittipaldi, Minardi. A cavallo fra anni Ottanta e Novanta si aggiunge il sempre più competitivo team Benetton: è con pneumatici Pirelli P Zero che Michael Schumacher guida il secondo Gran Premio della sua luminosa carriera, a Monza nel 1991. Lo stesso anno matura in Canada il successo della Benetton gommata P Zero di Piquet. Dopo di che Pirelli abbandona i Gran Premi a fine anno, concentrandosi su altre gare e categorie dai rally al campionato Imsa in America, conquistato nel 1995 con la Ferrari 333Sp e l’anno successivo con la Riley & Scott del team di Wayne Taylor. Il ritorno ai GP è del 2010. Dall’anno successivo Pirelli è in gara con la sua gamma P Zero caratterizzata da sei colori sul fianco: quattro per le diverse mescole slick, più il verde e il blu a siglare rispettivamente le coperture intermediate e full wet. Dal 2016 si aggiunge un settimo colore: il purple che caratterizza la slick con mescola ultrasoft, la più tenera. Nel 2017 inizia il terzo triennio di impegno Pirelli nei Gran Premi e la sfida cambia ulteriormente con l’introduzione di pneumatici più larghi come prescritto dal nuovo regolamento tecnico che vede un forte aumento del carico aerodinamico. Le gomme si allargano di circa il 25% rispetto agli anni precedenti, con l’obiettivo di ottimizzare l’impronta a terra e favorire così le velocità in curva attese quest’anno a un forte incremento. Ed è già futuro...