31 ottobre 2020
Aggiornato 11:00
La peggior delusione in casa

Il sogno di Valentino va in fumo: «Che sfiga!»

Aveva il passo per tornare alla vittoria al Mugello: «La inseguo da dieci anni». Ma il motore lo ha tradito: «Lo stesso problema capitato stamattina a Lorenzo. Solo che a me è successo in gara...». E ora ha 37 punti di distacco

Valentino Rossi nei tubi di scarico di Jorge Lorenzo a inizio gara
Valentino Rossi nei tubi di scarico di Jorge Lorenzo a inizio gara Michelin

SCARPERIA«Una botta di sfiga». Usa questa espressione, eloquente e diretta, Valentino Rossi per descrivere il suo Gran Premio d'Italia, conclusosi con il secondo zero della stagione. Già, perché se ad Austin «avevo sbagliato io, ma un errore a testa lo hanno commesso anche Lorenzo e Marquez», stavolta è stata la sua fida Yamaha M1 a tradirlo. «È pesantissimo – commenta amareggiato il Dottore a fine gara – Era da Misano 2007 che non mi si rompeva la moto in gara. E con il loro primo e secondo posto, mi ritrovo a 37 punti, un distacco piuttosto grande». Ma il disappunto più grande è per la vittoria mancata nella gara di casa, quella a cui tiene di più di tutte, e che gli è letteralmente sfuggita dalle mani: «Un guasto in gara è sempre un peccato, ma stavolta è una delusione al quadrato. Perché siamo al Mugello, perché i tifosi hanno creato un'atmosfera fantastica, perché sono andato fortissimo per tutto il weekend. Negli ultimi due anni ero arrivato terzo qui, e tornare sul podio, dopo essermi rotto la gamba nel 2010 e dopo i due anni neri in Ducati, era già stata una bella soddisfazione. Ma oggi sentivo di avere un passo migliore di Lorenzo, di poter attaccare, fare la mia gara e vincere. Che è stato il mio obiettivo, anzi, il mio sogno per gli ultimi dieci anni».

Il miglior passo gara
L'impressione di Valentino in moto, del resto, è la stessa che hanno provato i 101 mila tifosi accorsi a sostenerlo dalle tribune nei primi giri di gara. In partenza il campione di Tavullia ha dovuto cedere la posizione al suo compagno di squadra, scattato a razzo. Ma in pista era lui ad avere il ritmo migliore: «Ho cercato di superarlo solo una volta, alla fine del primo giro, ma ho staccato troppo tardi, perché per via della scia ero arrivato troppo veloce in fondo al dritto – racconta – Poi non l'ho più attaccato, perché mi trovavo bene a seguirlo. Al sesto giro ho iniziato ad avere problemi: mi sono ritrovato in folle e la frizione non si è aperta, quindi sono finito largo. Ma in cinque o sei curve gli ero di nuovo sotto, perché ero più veloce». Finché il suo sogno è svanito in una fumata bianca: «Stamattina era già capitato a Lorenzo, e questo mi aveva un po' preoccupato. Ma non c'era abbastanza tempo per aprire il motore e capire cosa fosse successo. E, oltretutto, il mio aveva percorso meno chilometri del suo (580 contro 600, ndr). Secondo me si è trattato di un lotto di motori venuto male per qualche ragione, per colpa dei materiali o di problemi di montaggio. Altrimenti non se ne sarebbero rotti due nello stesso giorno, quando era da dieci anni che non succedeva. L'unica differenza è che a lui si è rotto nel warm up, a me in gara...».

Ci rivediamo in Spagna
E ora, come fa un nove volte campione del mondo a rialzarsi da una delusione come questa? Riparte da zero, anzi, da meno 37: «Con questo distacco non posso pensare al campionato, devo solo dare il massimo ad ogni turno di prove, ad ogni gara. L'unico lato positivo che mi porto dietro è la consapevolezza di essere veloce e competitivo. Più dell'anno scorso, e questo mi dà più gusto, perché non devo correre limitando i danni ma posso fare la mia gara. Ora aspetto il prossimo Gran Premio a Barcellona e ci riproverò. In fondo, come dicono gli inglesi, 'shit happens'...».