20 agosto 2019
Aggiornato 18:00

Schumacher, il dolore degli ex ferraristi

Il presidente Luca di Montezemolo e il figlio del fondatore Piero Ferrari, sotto la cui guida Michael conquistò i suoi cinque titoli mondiali consecutivi alla rossa di Maranello, vivono con grande tristezza l'attuale condizione del campionissimo dopo il suo incidente sugli sci del 2013.

ROMA – Quella di ieri, secondo anniversario del terribile incidente sugli sci che ha segnato la vita di Michael Schumacher, è stata una giornata di tristezza. Non solo per la famiglia, per gli amici e per i tanti tifosi che a tutt'oggi circondano di affetto la leggenda della Formula 1. Ma anche per tutti gli uomini che hanno lavorato con lui nel corso della sua lunga e vincente carriera sportiva, specialmente nei suoi anni in Ferrari. Pensiamo all'ex presidente Luca di Montezemolo, che non solo fu, insieme a Jean Todt, colui che convinse Schumi a vestirsi di rosso, ma sotto la sua guida portò anche il campione tedesco a conquistare il record di cinque titoli iridati consecutivi.

Ricordi e rammarico
Come ha vissuto l'ex numero uno del Cavallino rampante questa sfortunata ricorrenza? «Rivivo quel dramma con grande tristezza, sono vicino a Corinna, Mick e Gina Maria – ha commentato alla Gazzetta dello Sport – Anche il 3 gennaio (giorno del 47° compleanno di Schumi, ndr) telefonerò a Corinna». Montezemolo non ha più visto il sette volte campione del mondo fin dal giorno del suo incidente: «Ma seppure con questa grande tristezza, continuo a credere in un miracolo e intanto conservo nella mente i momenti dei nostri trionfi. La prima è legata al trionfo in Giappone nel 2000, quando dopo tanti anni riconquistammo il Mondiale; la seconda ad un pomeriggio di fine ottobre 2006, quando a Monza, con le lacrime agli occhi, vedemmo Schumacher scendere per l'ultima volta da una Ferrari di F1». L'unico rammarico del sodalizio Montezemolo-Schumacher è legato alla seconda vita sportiva del campionissimo, quella che la legò al nuovo team ufficiale Mercedes, quando Michael non riuscì proprio più a stare lontano dalle corse: «Ci rimasi male anche perché fu il frutto del test del Mugello, quando speravo potesse sostituire Massa (infortunato, ndr). Però se fossi riuscito a far passare la proposta della terza macchina, l'avrei destinata a lui».

Un presente doloroso
Parole di identico dolore sono quelle che spende Piero Ferrari, l'unico figlio vivente del fondatore Enzo: «Schumi quel giorno vinse e, in qualità di presidente della Csai, c'ero anch'io sul podio per le premiazioni. Si sorprese: "Che ci fai tu qui?». Ci mettemmo a ridere. Michael è stato tassello fondamentale di un ciclo vincente che è continuato anche dopo di lui, come testimoniano il titolo di Raikkonen nel 2007 e quello sfiorato da Massa nel 2008. Merito di una grande macchina che aveva contribuito a sviluppare. Arrivò da noi da vincente (aveva appena conquistato due titoli con la Benetton, ndr) ma sapeva di approdare in una scuderia speciale. È triste pensare che si possa trovare in questa condizione, non avrei mai immaginato che la sorte potesse riservagli qualcosa di simile». Una lunga e penosa riabilitazione, per la quale Michael Schumacher e la sua famiglia lottano quotidianamente, aiutati da un'equipe di specialisti che ha trasformato la sua villa sulle sponde del lago di Ginevra in una vera e propria clinica privata. Al costo, secondo il giornale Le Parisien, di ben 500 mila euro al mese.