15 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
Basket NBA

Bufera Clippers: fuga degli sponsor e Magic Johnson si offre come proprietario

Giorni delicati in NBA dopo le folli dichiarazioni razziste del proprietario dei Clippers. Nella notte, pari Spurs, avanti Heat, mentre Atlanta sorprende Indiana. Il basket americano piange coach Ramsey, vinse un titolo con Portland.

LOS ANGELES - Difficile mantenere la concentrazione e pensare al prosieguo dei playoff per la squadra dei Los Angeles Clippers, coinvolta sua malgrado in una bufera mediatica scatenata dal proprietario Donald Sterling. Le frasi razziste pronunciate contro Magic Johnson hanno provocato reazioni a catena, la prima delle quali decisamente sorprendente: i giocatori dei Clippers hanno infatti chiesto che il n.1 del club non metta più piede in un palazzetto dello sport della Nba dopo le frasi razziste dei giorni scorsi. Kevin Johnson, ex play di Cleveland Cavaliers e Phoenix Suns, oggi sindaco di Sacramento e fra i leader del sindacato dei giocatori Nba, ha incontrato il commissioner Adam Silver per chiedere che vengano presi dei provvedimenti contro Sterling. «Vogliamo che al signor Sterling non venga permesso di assistere ad alcuna partita dei Clippers o di qualsiasi altra squadra durante i play-off - la sua posizione - Siamo fiduciosi che il commissioner capisca che sarebbe una grande distrazione per tutti e invece noi vogliamo che l'attenzione sia sulle partite e su quello che succede in campo». Ma non solo. Johnson e i giocatori chiedono per il proprietario dei Clippers «la sanzione massima» e che una decisione venga presa «in modo veloce e fermo. Se non si rispettano i giocatori di questa lega, allora difendiamo dei valori che valgono zero».

Intanto anche gli sponsor cominciano a prendere le distanze dai Los Angeles Clippers, nella bufera per i comportamenti del proprietario Donald Sterling. L'80enne è nei guai per le considerazioni di stampo razzista espresse in una conversazione con la giovane compagna. Le parole di Sterling sono state registrate e sono state diffuse dal sito TMZ con un effetto dirompente. La CarMax, una catena di concessionari di auto usate, ha annunciato che porrà fine alla partnership con i Clippers. La compagnia assicurativa State Farm, invece, è intenzionata a sospendere la collaborazione ma continuerà ad usare Chris Paul, play della squadra, nella propria campagna pubblicitaria. Secondo i media statunitensi, i Clippers potrebbero perdere il sostegno di altri brand come Kia e Virgin America.

Magic Johnson ha assicurato che non andrà più a vedere le partite dei Clippers finché Donald Sterling - finito nella bufera per le sue frasi razziste - ne sarà il proprietario, ma potrebbe essere proprio lui a prenderne il posto. Secondo la redazione sportiva statunitense di «Yahoo Sports», Magic Johnson potrebbe rappresentare il futuro dei Clippers. Il fondo d'investimento Guggenheim Partners, di cui fa parte l'ex stella dei Lakers, sarebbe interessata a rilevare la franchigia Nba come già accaduto nella Mlb con i Los Angeles Dodgers. «E' il suo piano, al 100%», assicurano fonti vicine a Magic. La sua foto con la fidanzata di Sterling ha scatenato le ire dello stesso proprietario dei Clippers che, in una telefonata pubblicata al sito «Tmz», invita la donna a non recarsi alle partite con gente di colore.

Tornando alla stretta attualità, Marco Belinelli non incide nella vittoria di San Antonio nei play-off della Western Conference di Nba. Gli Spurs vincono 93-89 contro i Dallas Mavericks e portano la serie, al meglio delle sette partite, sul 2-2 ma la guardia bolognese resta praticamente spettatore, visto che resta in campo solo 12 minuti con zero punti all'attivo (due rimbalzi). Passa al secondo turno, invece, Miami Heat, che chiude sul 4-0 la serie con Charlotte Bobcats vincendo gara-4 per 109-98; si porta sul 3-2, invece, Atlanta Hawks, che supera Indiana Pacers per 107-97.

Il basket piange il coach Jack Ramsay, artefice dell'unico titolo Nba conquistato dai Portland Trail Blazers nel 1977. L'ex allenatore, da tempo malato, si è spento all'età di 89 anni. Ramsay, inserito nella Hall of Fame del basket, ha cominciato ad allenare nella Nba nel 1968, quando è approdato sulla panchina dei Philadelphia 76ers. Dopo l'esperienza alla guida dei Buffalo Braves, il trasferimento a Portland. La ventennale carriera di tecnico è terminata agli Indiana Pacers e si è chiusa con un bilancio di 864 e 783 sconfitte, con 17 apparizioni ai playoff.