1 dicembre 2023
Aggiornato 08:00
Invasione di campo

Berlusconi fa e disfa. Per Seedorf è tempo di addio al Milan

Un risultato positivo contro la Fiorentina potrebbe solo prolungare la permanenza dell’olandese fino a fine stagione. Dall’anno prossimo si cambia ancora: tanti i papabili per la panchina rossonera ma la decisione sembra presa

«Quella di Seedorf è stata una scelta di mio padre», firmato Barbara Berlusconi. Non che avessimo dubbi, ma la certificazione arrivata espressamente da uno dei due Amministratori Delegati dell’AC Milan dissipa in un attimo ogni possibile incertezza.

Proprio perché la scelta di piazzare sulla torrida panchina milanista un ex-rossonero di grande carisma e personalità, ma senza alcuna esperienza da allenatore, è stata del gran capo, oggi la notizia dell’improvviso ripensamento fa scalpore.

Di fatto una cosa è certa: Silvio Berlusconi ha compiuto una brusca marcia indietro sull’olandese e adesso l’unico nodo da sciogliere è legato all’aspetto economico, particolarmente oneroso per il Milan in caso di licenziamento. Clarence Seedorf è infatti legato da un contratto con il Milan fino al 2016, quindi 2 anni e mezzo a 3 milioni netti a stagione, praticamente circa 15 milioni lordi da tirar fuori per la società di via Aldo Rossi, anche in caso di esonero.

E’ evidente che in un momento così precario dal punto di vista economico un esborso del genere potrebbe essere fatale per le esangui casse rossonere, al punto che nei giorni scorsi circolava anche la voce che Berlusconi avesse messo a lavorare il suo pool di avvocati per studiare una risoluzione del contratto per giusta causa.

Resta la consapevolezza che Clarence Seedorf non sarà più l’allenatore del Milan e nemmeno un grande risultato a Firenze cambierà lo stato delle cose. Al massimo potrebbe prolungare l’agonia, ma a giugno sulla panchina rossonera ci sarà un altro allenatore.

Tra i tanti nomi accostati al Milan nelle ultime settimane, proprio ieri il primo si è tirato fuori, Cesare Prandelli. Il CT azzurro è pronto al rinnovo del contratto con la Federcalcio per allenare la Nazionale fino al 2016, con buona pace di Allegri, Zaccheroni, Mancini e tutti quella che alla panchina dell’Italia avevano fatto un pensierino.

Veniamo a Roberto Donadoni, altro grande ex-rossonero, protagonista di una eccellente stagione alla guida del Parma. I ducali viaggiano a medie «europee», hanno raggiunto l’Inter al quinto posto in classifica e si preparano alla sprint con nerazzurri e la Fiorentina per un posto in Europa League. Il problema per l’ex fantasista del Milan, oltre alla difficoltà di riuscire eventualmente a disincagliarlo dal vincolo contrattuale con la società del presidente Ghirardi, è che non ha mai entusiasmato Berlusconi. Si sa quanto il Cavaliere consideri indispensabile avere «le physique du rôle» (concetto piuttosto ampio che racchiude anche personalità e carisma) ed evidentemente da questo punto di vista Donadoni non rispecchia gli standard di Berlusconi.

Poi ci sarebbe Inzaghi, l’uomo della provvidenza, come spesso viene definito dall’innamorato popolo milanista. Super Pippo, capace di elettrizzare San Siro indossando la sua maglietta n.9, ha sempre avuto un posto speciale nei cuori rossoneri. Da quando poi ha smesso gli scarpini ed allacciato al collo il fischietto, prima alla guida dei Giovanissimi ed ora della Primavera, per quanto strano possa sembrare, l’amore dei tifosi del Milan per Inzaghi è ancora aumentato, ed è normale che per tutti sia lui l’uomo giusto al momento giusto, il personaggio ideale a cui affidare il rilancio della prima squadra.

Ma il flop di Seedorf ha scottato pesantemente la dirigenza rossonera, terrorizzata all’idea di commettere un altro errore macroscopico con un allenatore giovane ed inesperto. Ecco perché la soluzione Inzaghi verrà tirata fuori più avanti, magari dopo che l’ex centravanti rossonero avrà fatto un po’ d’esperienza su qualche altra panchina, meno impegnativa e soprattutto meno traballante.

A questo punto il candidato numero uno resta Luciano Spalletti. Sia Berlusconi che Galliani sono da sempre grandi estimatori del tecnico di Certaldo, fin da quando allenava la Roma, e questo non è un mistero. Inoltre il recente ed amaro licenziamento, incassato dallo Zenit San Pietroburgo, ha indubbiamente accresciuto il desiderio di rivincita di Spalletti, che nel frattempo potrebbe anche aver placato le sue esigente economiche visto quanto è riuscito ad incassare nei suoi 3 anni e mezzo in Russia (4 milioni netti per i primi due anni, 3,3 dopo il prolungamento fino al 2015).

E’ fondamentale però che una volta scelto l’allenatore giusto per il rilancio della squadra, si tenga in debita considerazione il vero problema del Milan attuale, e cioè una rosa composta da troppi giocatori inadatti ad indossare una maglia tanto gloriosa. Sarà quindi necessaria un’adeguata campagna acquisti, perché con l’attuale gruppo di calciatori a disposizione, nessuno dei nomi presi in considerazione per la panchina rossonera riuscirebbe a fare miracoli.