Una pura formalità
Tanti confronti degli ottavi di finale di Champions League già decisi dopo la partita d’andata. Segno di un divario sempre crescente tra le big ed il resto d’Europa. Le squadre italiane purtroppo relegate nella seconda fascia.
Diciamocela tutta, se non ci fosse il Milan ancora in corsa (peraltro alle prese con un compito difficilissimo, se non quasi impossibile, in casa dell’Atletico Madrid), queste partite di ritorno degli ottavi di finale di Champions League avrebbero ben pochi motivi di interesse.
Forse un briciolo di attenzione potrebbe ancora suscitarla il derby «interista» tra Chelsea e Galatasaray con Mancini e Mourinho in panchina, ma per il resto sembra già tutto deciso.
Iniziamo dalle partite di stasera, dove quello che si annunciava come uno scontro tra grandi, Bayern Monaco e Arsenal, ha già perso ogni tipo di appeal dopo la vittoria degli irrefrenabili bavaresi per 2-0 all’Emirates. All’Allianz Arena, gli uomini di Wenger proveranno a salvare la faccia, ma visto il ruolino di marcia dei campioni d’Europa, l’impresa appare persa in partenza.
Dei rossoneri abbiamo ampiamente discusso in altri articoli ed anche qui, a meno di un clamoroso harakiri dei colchoneros di Diego Pablo Simeone, appare piuttosto improbabile un ribaltone del Milan ai danni dell’Atletico Madrid.
Mercoledì toccherà a Barcellona e Paris Saint Germain ribadire la supremazia devastante già evidenziata all’andata, quando sia i blaugrana del Tata Martino che i francesi di Laurent Blanc hanno strapazzato a domicilio i diretti avversari, rispettivamente il Manchester City (tra le favorite della vigilia) ed il malcapitato Bayer Leverkusen, ancora troppo lontano dall’aristocrazia del calcio europeo.
Anche la due giorni di Champions prevista la prossima settimana appare piuttosto monotona, almeno in due scontri su quattro, con il Borussia Dortmund praticamente già qualificato dopo la vittoria in trasferta per 4-2 sul campo dello Zenit San Pietroburgo, ed il Real Madrid atteso ad una amichevole o poco più contro lo Schalke 04, già sconfitto con un tennistico 6-1 a Gelsenkirchen.
Restano, come dicevamo, lo scontro tra i blues di Mourinho ed il Galatasaray di Mancini, che dopo il pareggio in Turchia, daranno vita al match di ritorno più equilibrato, almeno sulla carta, ed il Manchester United che, sconfitto per 2-0 in casa dei greci dell’Olympiakos, proverà la rimonta per non dover archiviare prematuramente la fallimentare stagione del dopo-Ferguson.
E’ probabile che dai quarti di finale in poi, gli scontri saranno più equilibrati, anche se non è assurdo ipotizzare che per vedere match combattuti dovremo attendere le semifinali, dove si presume possano arrivare Real Madrid e Bayern Monaco su tutte e poi altre due tra Barcellona, Paris Saint Germain e Chelsea. Perché ormai la gerarchia del calcio europeo offre questo tipo di scenario: 4/5 squadre, dotate di strapotere economico, su livelli di eccellenza assoluta; altre 4/5 posizionate almeno un paio di gradini più giù (Borussia Dortmund, Atletico Madrid, un paio di squadre inglesi e magari anche la Juventus, unica italiana a potersi confrontare con le altre) e poi dietro il vuoto.
Appare evidente che se anche la manifestazione regina del calcio europeo, la Champions League, dovesse continuare a perdere di interesse, almeno fino alle semifinali, sarà un guaio serio per tutti. Ecco perché è lecito attendersi che il tanto atteso fair play finanziario, con buona pace di Michel Platini, inizi ad essere finalmente rispettato dai ricchissimi club europei, altrimenti si andrà sempre più verso confronti improbabili tra poche invincibili corazzate e decine di squadre arrancanti alla ricerca di un posto al sole.
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