20 ottobre 2019
Aggiornato 18:00

Champions League, Milan che beffa. Ma la strada è quella giusta

Il Milan mette sotto l’Atletico Madrid per quasi tutta la partita, sfiorando il gol con una traversa, un palo, un rigore negato e varie altre occasioni. Il gol di Costa alla fine gela San Siro, ma cresce la fiducia tra i rossoneri

Uno sgradevole sapore di fiele. Ecco cosa resta in bocca ai rossoneri al termine di quella che poteva diventare la partita perfetta, il match della rinascita, la serata dell’orgoglio milanista e che invece si è trasformata nella beffa più atroce.

La partita contro l’Atletico Madrid era stata presentata come una sorta di «mission impossible» per il Milan, una specie di confronto impari tra una squadra allo sbando (il Milan) ed un club che invece sta dominando la Liga (l’Atletico).

Ieri però gli equilibri sono stati sovvertiti e se qualcuno, magari proveniente da Marte, fosse capitato a San Siro per sbaglio, avrebbe sicuramente indicato nei rossoneri i fenomeni e nei colchoneros la squadra votata al massacro.

Perché tale è stato almeno il primo tempo dell’andata degli ottavi di finale tra Milan e Atletico Madrid, un massacro. Calcistico naturalmente, ma quest’anno non avevamo ancora visto i rossoneri così tonici, pimpanti, vivaci, pericolosi in avanti e sicuri in difesa, e nello stesso tempo non era ancora capitato di vedere la squadra di Simeone così sfacciatamente in difficoltà.

Prima una traversa di Kakà, con la palla miracolosamente deviata dal cuoio capelluto di uno spagnolo prima di schiantarsi contro la trasversale, poi un palo clamoroso su colpo di testa di Poli, (meravigliosamente imbeccato da un sontuoso Taarabt) deviato dal lunghissimo e bravissimo portiere belga Cortois, e per concludere anche un nettissimo rigore negato al Milan dalll’arbitro Proenca, l’amico di Mourinho, che inspiegabilmente sorvola su un fallaccio di Garcia sul sempre presente Poli. In mezzo tanto bel calcio, diverse occasioni da rete, tutte per il Milan, un Kakà luminoso ed un Balotelli finalmente presente.

In sintesi, un primo tempo che avrebbe dovuto finire almeno 3-0 per i rossoneri, con qualificazione praticamente assicurata, lascia invece tutto immutato, per la gioia dei rinunciatari spagnoli, che intanto provvedono a far fuori Mattia De Sciglio, grazie ad un intervento insensato del terzino Insua (solo ammonito dal simpatico arbitro portoghese).

Nella ripresa il Milan cala vistosamente alla distanza, costretto a pagar dazio allo sforzo fisico e mentale profuso nella prima parte di gara, lasciando spazio agli spagnoli che ingolositi dallo scampato pericolo provano a fare capolino nella metà campo avversaria. Nulla di pericoloso a dir la verità, perché la diga eretta da De Jong ed Essien davanti alla difesa regge bene e gli unici pericoli per il Milan arrivano da errati disimpegni dei giocatori rossoneri.

Ma come il calcio ci ha insegnato più volte, se si domina una partita senza chiuderla, alla fine si rischia di perderla. E così, quando il cronometro annuncia il 38’ di gioco, da un calcio d’angolo per l’Atletico, malamente spizzato di testa da Abate, Diego Costa si ritrova solo soletto (qualcuno svegli Rami e Bonera che magari sonnecchiano ancora in mezzo all’area di rigore) ad un metro dalla linea di porta rossonera con il pallone che gli spiove sulla testa. Quasi incredulo e sorpreso da tanta buona sorte, il bomber brasiliano-spagnolo non rifiuta il regalo e spedisce la palla in fondo al sacco, per la gioia dei 2000 sostenitori spagnoli presenti a San Siro.

Ora al Milan toccherà leccarsi le ferite e non solo in senso metaforico, perché la partita con l’Atletico ha lasciato strascichi pesanti anche dal punto di vista fisico: Mattia De Sciglio, abbattuto da Insua, ha riportato una contusione con distorsione della caviglia sinistra, mentre Mario Balotelli, anche lui uscito per infortunio al 75’, dopo un fallaccio di Diego Costa, lamenta un forte dolore alla spalla destra. Oggi tutti gli accertamenti, ma per l’attaccante si spera «solo» in un trauma contusivo.

Aldilà degli infortuni e di una sconfitta immeritata che compromette la qualificazione ai quarti di Champions League, il Milan adesso può guardare al futuro con un occhio diverso e con la speranza mista a consapevolezza che la strada intrapresa è quella giusta. L’analisi del momento rossonero è tutta nelle parole a fine partita del capitano, Ricardo Kakà, protagonista anche ieri di un’ottima prestazione: «Ci rimane l’amaro in bocca dopo un primo tempo bellissimo. Se i due tiri sul palo fossero entrati, adesso parleremmo di un’altra partita. E’ ovvio che non era il risultato che volevamo, ma al ritorno avremo la carica per cercare di andare a Madrid e provare a vincere. Stasera ci è mancato il gol, ma la partita l’abbiamo affrontata bene, dopo averla preparata perfettamente. Loro hanno sfruttato l’unica vera occasione avuta. Ma io resto ottimista, possiamo ancora farcela».