14 maggio 2021
Aggiornato 02:30
La Wada: All'epoca di Lance si dopavano tutti

Contador: Armstrong? Linciato senza prove

Sono stati compagni di squadra, all'Astana nel 2009, e si diceva non si amassero. Il «pistolero» però, a differenza di tanti altri, prende le difese del texano nello scandalo doping che lo ha coinvolto. Se il ciclismo è popolare negli Stati Uniti è grazie a lui

MILANO - Alberto Contador e Lance Armstrong sono i più forti corridori di corse a tappe degli ultimi 15 anni. Sono stati compagni di squadra, all'Astana nel 2009, e si diceva non si amassero. Il 'pistolero' però, a differenza di tanti altri, prende le difese del texano nello scandalo doping che lo ha coinvolto: «Dal mio punto di vista, Armstrong è stato umiliato e linciato. Lo hanno distrutto. Ma se il ciclismo è popolare negli Stati Uniti è grazie a lui. Se lì conoscono il Tour è grazie a lui. Se negli Usa esistono squadre e gare di alto livello è grazie a lui».
Nel giorno della presentazione del Tour 2013 Contador, vincitore della Vuelta al rientro dopo la squalifica per la positività al clenbuterolo, ha aggiunto, in riferimento alle testimonianze degli ex compagni di Armstrong: «Si parla di Lance ma non c'è alcuna prova contro di lui, niente di nuovo. Si sono appoggiati su testimoni che già esistevano nel 2005. Io rispetto le scelte di ciascun corridore ma mi sembra un po' tardi».
Secondo lo spagnolo, per chiudere, è finita l'era del doping sistematico: «Non c'è un granchè da cambiare al giorno d'oggi. Abbiamo l'obbligo di reperibilità e non siamo mai stati così controllati».

La WADA: All'epoca di Armstrong si dopavano tutti - «C'è stato un periodo in cui la cultura del ciclismo era che tutti si dopavano, su questo non c'è dubbio. I dirigenti devono assumersi le loro responsabilità». Queste le clamorose dichiarazioni di John Fahey, il capo dell'agenzia antidoping mondiale (la Wada) all'indomani della decisione ufficiale dell'Uci di revocare i sette Tour de France vinti consecutivamente da Lance Armstrong dal 1999 al 2005 e di cancellare tutti i successi ottenuti dal ciclista texano dal 1998 a fine carriera. «Le testimonianze di quelli che furono i compagni di squadra di Armstrong - prosegue Fahey - uno dopo l'altro dicono tutti la stessa cosa: e cioè che non si poteva essere competitivi senza ricorrere all'uso di sostanze dopanti». Fahey ribadisce di voler andare fino in fondo: «Se è finito quel periodo? È una cosa che bisogna chiedersi e credo che l'Uci nella riunione di venerdì dovrà affrontare un certo numero di questioni, compresa quella di come andare avanti a combattere il doping».