22 settembre 2020
Aggiornato 23:00
Ciclismo | Doping Armstrong

Nike coinvolta nello scandalo Armstrong

La Nike potrebbe aver preso parte all'organizzazione del «più grande e sofisticato sistema di doping della storia» che, secondo l'Usada, l'agenzia antidoping statunitense, è stato messo in piedi da Lance Armstrong. A dirlo è il New York Daily News

NEW YORK - La Nike potrebbe aver preso parte all'organizzazione del «più grande e sofisticato sistema di doping della storia» che, secondo l'Usada, l'agenzia antidoping statunitense, è stato messo in piedi da Lance Armstrong. A dirlo è il New York Daily News.

L'ACCUSA DELLA MOGLIE DI LEMOND - L'Usada ha focalizzato la sua attenzione sulle persone che da anni accusavano il team di Armstrong. Tra queste, Kathy LeMond, moglie dell'ex ciclista americano Greg LeMond, ha accusato - sotto giuramento - la Nike di aver dato 500.000 dollari nel 2006 a Hein Verbruggen, presidente dell'Uci, l'Unione ciclistica internazionale, per coprire la positività di Armstrong in un test antidoping. Kathy Lemond ha riferito che Julian Devries, un meccanico del team di Armstrong e un tempo amico del marito, le avrebbe detto del versamento di mezzo milione di dollari diretto a Verbruggen, tramite un conto bancario svizzero. I soldi erano destinati - secondo l'accusa - a coprire i risultati di un test antidoping al quale Armstrong, nel 1999, era risultato positivo.

LANCE NON HA AGITO DA SOLO - Anche Betsy Andreu, moglie di un componente del team di Armstrong, ha affermato che «Lance non ha agito da solo, aveva imprese dietro di lui, l'Uci l'ha difeso e i media hanno ignorato l'evidenza». «La Nike non avrebbe dovuto perdonare la condotta che Armstrong ha dimostrato per lungo tempo - ha detto Paul Willerton, ex corridore professionista - e vedere l'azienda prendere ora le distanze è disgustoso». Nessun rappresentante della Nike ha voluto rilasciare commenti.