9 dicembre 2019
Aggiornato 21:30

Calcio, serie A: salta l'accordo sul contratto

Beretta (Lega): «Respinta a larga maggioranza l'intesa con i calciatori». Abete: «Situazione incomprensibile». Stendardo: «Lo sciopero è una questione di dignità». Tommasi: «Al momento non ci sono le condizioni per giocare»

MILANO - Brusca frenata nella trattativa sul nuovo contratto collettivo dei calciatori. Sembrava tutto pronto per la firma dell'accordo, invece poco fa è arrivato un nuovo stop: la Lega di serie A, riunita in assemblea all'hotel Parco dei Principi di Roma, ha detto no alla proposta dell'Assocalciatori. «L'Assemblea di Lega ha respinto a larga maggioranza, 18 contro 2, l'intesa con l'Aic», ha spiegato il presidente di Lega Maurizio Beretta.
I nodi restano l'articolo 4 che riguarda il contributo di solidarietà che secondo i club deve essere totalmente a carico dei giocatori, e l'articolo 7 che secondo la Lega deve prevedere l'assoluta autonomia dello staff tecnico di organizzare gli allenamenti dei giocatori. A questo punto l'avvio del campionato di serie A, in programma sabato prossimo, torna in forte dubbio: lo sciopero sembra inevitabile.

Abete: «Situazione incomprensibile» - «È nostro dovere fare ogni sforzo e non arrendersi di fronte a una situazione incomprensibile». Giancarlo Abete non ha scelta: l'accordo tra Lega e Calciatori deve essere trovato, altrimenti il campionato non partirà.
Il presidente della Federcalcio spiega durante la conferenza stampa al termine della riunione: «Il Consiglio federale di domani ha l'obiettivo di non arrendersi di fronte ad una vicenda per me assurda sul versante dei contenuti». E aggiunge: «È da fare un ulteriore approfondimento, perché la fretta è cattiva consigliera. Se non ci sono le condizioni da stasera a domani alle 11, lascerò agli atti la posizione ufficiale della Federazione». Dopo questo avvertimento, Abete conclude: «Essere ottimisti con questi chiari di luna diventa difficile, bisogna essere realisti. Mi sembra ci sia forte volontà di scontro».

Tommasi: «Al momento non ci sono le condizioni per giocare» - Il presidente dell'Assocalciatori, dopo la decisione della Lega di A di respingere l'accordo per il contratto collettivo, ha detto: «Al momento non ci sono le condizioni perchè si giochi. Le richieste della Lega sono pretestuose, il consiglio federale è aggiornato ma non vedo cosa possa cambiare. Prendiamo atto delle decisioni della Lega di Serie A che purtroppo non ha firmato il contratto, ponendo altri due punti come modifiche. E' curioso che l'assemblea si sia chiusa senza dare una delega a nessuno per le firme. La nostra intenzione è di iniziare il campionato con l'accordo collettivo firmato. E' l'unica cosa che si può esigere per partite in condizioni di tutela. Il consiglio federale rimane aperto anche domani, ma sono abbastanza allibito. Le due modifiche sono irricevibili. La situazione mi preoccupa. A rischio anche seconda giornata? Non ci fasciamo la testa, siamo qui anche domani»,

Sciopero, Stendardo: «Questione di dignità» - Il rischio sciopero è sempre più concreto. La Lega Serie A, riunita in assemblea all'Hotel Parco dei Principi di Roma, ha rifiutato la proposta dell'Assocalciatori. L'accordo è momentaneamente saltato; Guglielmo Stendardo, difensore della Lazio e laureato in Giurisprudenza, chiarisce la situazione: «Non è una questione economica, ma di dignità personale - ha dichiarato ai microfoni di SkySport24 -. L'art.7 deve garantire a tutti i calciatori di allenarsi con la prima squadra, per il rispetto verso la professione. Si potrebbe pensare all'istituzione di rose limitate, come in Spagna, in cui ci sono 25 giocatori per squadra».
E la questione sul contributo di solidarietà? «La tassa è entrata da poco in Parlamento - ha sottolineato Stendardo -, è solo un'ipotesi, l'anno scorso non se ne parlava. Affronteremo questo problema con ragionevolezza, ma non è assolutamente vero che i giocatori non vogliano pagare il contributo». Insomma, senza firma non si gioca. «Se domenica non si dovesse giocare si faranno allenamenti particolari o forse delle partite - ha concluso -, dipende dai vari tecnici».

Marotta (Juventus): «C'è imbarazzo» - Giuseppe Marotta, amministratore delegato della Juventus, parla dopo la decisione con cui l'assemblea della Lega di Serie A ha respinto il testo del contratto collettivo proposto dall'Assocalciatori (Aic). «L'assemblea è sovrana. Noi abbiamo agito con senso di responsabilità, anche se è una situazione di estremo imbarazzo abbiamo avuto fermezza nelle decisioni. Il consenso è stato unanime».

Mezzaroma (Siena): «Vogliamo che il campionato inizi» - Così il presidente dell'Ac Siena, Massimo Mezzaroma, riferendosi al contributo di solidarietà e all'articolo 7, spiega la posizione del suo club, il solo insieme al Cagliari favorevole nell'assemblea di Lega a sottoscrivere l'accordo con i giocatori: «Questi due argomenti non valgono il rischio di uno sciopero. Per quanto riguarda il contributo di solidarietà, stiamo parlando di un argomento ancora tutto da definire e quindi non attuale: se il decreto venisse approvato nei termini conosciuti e i giocatori si rifiutassero di pagare quanto dovuto, allora il Siena cambierebbe il proprio voto. Ma non può essere un tema all'ordine del giorno adesso, tale da compromettere l'inizio del campionato. Sull'articolo 7 ci stiamo avvitando su un formalismo senza guardare la sostanza: sarebbe auspicabile che l'associazione allenatori spiegasse ai calciatori le difficoltà dello svolgimento del proprio lavoro. Vogliamo che il campionato cominci anche e soprattutto per rispetto dell'attesa di tanti tifosi, per questo in assemblea abbiamo votato a favore dell'accordo».

Leonardi (Parma): «Massimo rispetto per i giocatori» - «Non ho mai parlato di punti stupidi, ma di due questioni che potevano, con il buonsenso, essere risolte». Così l'ad del Parma, Pietro Leonardi, ha voluto precisare con una nota le frasi dette nel pomeriggio al termine della riunione di Lega Calcio. «Ho solo fatto una battuta - ha proseguito - che come tale doveva essere intesa e non strumentalizzata». Il dirigente gialloblù ha assicurato di avere «il massimo rispetto per tutta la categoria dei calciatori, fra i quali ci sono molti che non hanno barche, nè possibilità economiche importanti. Visto che la battuta era su quello ci tengo a sottolinearlo». Per tutto il resto, ha concluso, «mi rimetto a quanto deciso dall'assemblea di Lega, che per quel che mi riguarda è sovrana».

Pasqualin: «10% extra spetta ai giocagori» -  Claudio Pasqualin, storico procuratore del calcio (tra i suoi assistiti anche Vialli e Del Piero) ed ex vicepresidente dell'Aic, è chiaro sulla questione che divide Lega di A e il sindacato dei giocatori, e che per ora determina il rinvio della prima giornata:
«Non c'è alcun dubbio, il contributo straordinario previsto dalla manovra deve essere pagato dai calciatori: lo abbiamo chiarito come associazione avvocati del calcio, lo ha confermato un parere del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. Qualsiasi conflitto sarebbe risolto dalle autorità civili o tributarie a favore delle società. E allora non capisco perchè i club si ostinino a voler inserire a tutti i costi un allegato al contratto collettivo. Mi pare una mossa pretestuosa».