Paura di morire

Paura della morte: come superarla

I consigli di Marina Sozzi a Diario Salute TV per imparare a superare la paura della morte ed accettarla come una fase normale e imprescindibile della nostra vita

Oggi, sempre più frequentemente, sentiamo dire che la morte è un tabù nella nostra cultura. Di recente, anche i mass media si sono aperti a questa verità: la morte viene negata e rimossa. Tutto ciò è sicuramente vero perché la nostra cultura tende a non accogliere i discorsi sulla morte e a considerarli di cattivo gusto – spiega Marina Sozzi presidente di Infine Onlus.

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Dobbiamo porci delle domande
«Dobbiamo anche chiederci se la paura della morte è possibile superarla, se è possibile andare incontro alla morte con una sostanziale serenità e tranquillità. Io ritengo che via sia una parte totalmente fisiologica nell’avere paura della morte considerando che essa è l’ignoto per antonomasia. E noi sappiamo quanto è difficile, per la vita di ogni uomo, il cambiamento. Quindi, trattandosi di un cambiamento molto importante è normale che abbiamo paura. Abbiamo paura di cambiare città, di cambiare lavoro, figuriamoci se non abbiamo timore di morire, di andare verso un ignoto assoluto», continua Sozzi.

Una questione di cultura
«Quindi non è tanto questione di doversi rassicurare di fronte alla morte – non è questo che ci dobbiamo proporre per superare il tabù e la negazione della morte. La paura è totalmente legittima ma ci sono state società, e ci sono tutt’oggi, che considerano la morte come una parte integrante della vita. Di conseguenza non hanno bisogno di negarla. Considerano totalmente legittimo il fatto di poterne discorre che, quando avviene una morte all’interno di una famiglia sanno bene cosa fare. Hanno dei rituali molto ben chiari e delineati dalla tradizione che sono quelli che aiutano anche a superare la morte di una persona cara e, in qualche modo, anche la paura della morte in generale».

Accompagnare le persone all’accettazione della morte
«Io credo che la nostra società, la nostra cultura, abbia investito molto poco su un’elaborazione non tanto concettuale – che poco importa – piuttosto su un’elaborazione rituale riguardante i costumi della morte. Non esistono norme nella nostra società e nella nostra cultura e questo finisce per lasciare gli individui di fronte alla morte molto, molto soli. L’unica realtà che oggi comincia efficacemente a invertire questa diffusissima difficoltà ad affrontare la morte non proprio all’ultimo momento, è la cultura delle cure palliative. Che, oltre ad accompagnare i morenti nel migliore dei modi, serve per diffondere un altro discorso sulla morte che è, appunto, il discorso di una morte meno terribile se accompagnata», conclude Marina Sozzi.