Le risposte del cardiologo (VIDEO)

Tachicardia parossistica sopraventricolare: cause e rimedi

Il dottor Carlo Maggio a Diario Salute Tv: «Non è una patologia di cui aver paura. Nella maggior parte dei casi può essere trattata facilmente»

La tachicardia parossistica sopraventricolare è un’aritmia del cuore. Un disturbo del battito cardiaco – spiega il dottor Carlo Maggio, cardiologo di Torino – caratterizzato da un battito particolarmente elevato del cuore. Il normale ritmo viene detto «sinusale» perché origina da una parte del cuore chiamata nodo del seno atriale. La tachicardia parossistica rientra in una serie di aritmie in cui il cuore ha un ritmo accelerato.

  • Approfondimento: perché si chiama «sopraventricolare»?
    Il termine viene adoperato per indicare la parte superiore del cuore, che è al di sopra dei ventricoli. Luogo d’insorgenza della tachicardia.

Tachicardia parossistica sopraventricolare, le cause
La tachicardia parossistica sopraventricolare – continua il dottor Maggio – è legata generalmente a disturbi della conduzione elettrica del cuore. Il nostro cuore, infatti, si contrae grazie a degli eventi elettrici e possiede un determinato ritmo. Questo genere di tachicardia viene chiamata parossistica perché ha una durata limitata nel tempo. Può quindi essere mandata via attraverso l’utilizzo di specifiche manovre vagali come per esempio quella di Valsava, in cui viene esercitata una determinata pressione a livello addominale.

  • Approfondimento: cos’è la manovra di Valsalva
    Prende il nome dal suo ideatore, il medico Antonio Maria Valsava. La destinazione originale di tale manovra era una compensazione forzata dell’orecchio medio, utile per le persone che facevano subacquea. Questa aveva lo scopo di eliminare le sostanze purulente in caso di otite. La manovra prevede la contrazione dei muscoli addominali chiudendo successivamente il naso con le dita. Oggi viene adoperata anche in cardiologia allo scopo di bloccare una tachicardia parossistica per mezzo della naturale stimolazione dei nervi vagali localizzati a livello dei polmoni. In seguito alla manovra, infatti, il tono vagale parasimpatico viene stimolato e si ottiene un immediato rallentamento della frequenza cardiaca.

I farmaci betabloccanti e la tachicardia parossistica sopraventricolare
Se da un lato il battito cardiaco eccessivo che si attesta intorno ai 180-200 battiti al minuto può far spaventare, dall’altro è bene dire che si tratta di un disturbo facilmente curabile. Si possono utilizzare, allo scopo, farmaci beta bloccanti: sostanze che rallentano il battito cardiaco impedendo l’insorgenza della tachicardia.

La diagnosi della tachicardia parossistica sopraventricolare
Se siamo fortunati, nel momento in cui insorge si esegue un elettrocardiogramma (ECG) che è una registrazione dell’attività elettrica del cuore a riposo. Altre volte bisogna ricorrere a registrazioni prolungate dell’attività elettrica del cuore utilizzando un Holter. Si appongono degli elettrodi sul torace e un’apposita macchinetta effettua delle registrazioni durante l’arco della giornata. Infine, conclude il dottor Maggio, la tachicardia parossistica sopraventricolare non è una patologia di cui aver paura e nella maggior parte dei casi può essere facilmente trattata.