16 dicembre 2018
Aggiornato 08:30

Spina Bifida, in Italia la prima ricostruzione completa in utero

Al San Raffaele di Milano è stato effettuato, alla 22esima settimana di gestazione, il primo intervento di ricostruzione completa di un feto affetto da Spina Bidifa

Primo intervento in Europa per la ricostruzione del feto affetto da Spina Bifida, quando si trova ancora in utero
Primo intervento in Europa per la ricostruzione del feto affetto da Spina Bifida, quando si trova ancora in utero (S_L | Shutterstock)

MILANO - Un grande traguardo per l’Italia e per l’Europa: per la prima volta un team di ginecologi e neurochirurghi sono riusciti a effettuare una correzione completa della spina bifida a una bambina quando si trovava ancora in utero. A riuscire in quest’ardua impresa sono stati i medici del San Raffaele di Milano, coordinati da Massimo Candiani, primario di Ginecologia e Ostetricia, e da Pietro Mortini, primario di Neurochirurgia.

Riparazione definitiva
Grazie a questa operazione - senza precedenti - è stato possibile ottenere la riparazione definitiva del difetto dorsale congenito fetale. Il tutto è stato eseguito in maniera da minimizzare i rischi per mamma e bambino. La malformazione è stata diagnosticata durante uno screening ecografico eseguito intorno alla 19esima settimana di gestazione.

Poco più di due ore
Nonostante la complessità dell’operazione, i chirurghi sono stati piuttosto veloci, impiegando poco più di due ore e sfruttando una tecnica mini-invasiva. In tal modo di è ridotta vistosamente la possibilità di traumi diretti all’utero. Il team di medici è riuscito infatti ad entrare con strumenti di micro-neurochirurgia nel sacco amniotico utilizzando una piccola incisione nell’utero. In questo modo è stato possibile riparare le strutture anatomiche che non si erano congiunte a causa della malattia. Il professor Fabio Andrioli Peralta, un autorevole ostetrico ginecologo ed esperto in chirurgia fetale di San Paolo (Brasile), ha assistito a questo importante traguardo raggiunto dal San Raffaele. È stato lui ha sviluppare la tecnica che, al momento, è stata sperimentata su qualche centinaio di pazienti in tutto il mondo.

Dimessa dall’ospedale
La mamma ora sta bene, ed è già stata dimessa dall’ospedale. Al momento si trova alla 22esima settimana di gestazione, ma verrà monitorata fino alla data indicativa del parto, che avverrà introno alla 38esima settimana. «Questo emozionante risultato, raggiunto dopo anni di formazione, è stato possibile solo grazie al lavoro di squadra, alle prestigiose collaborazioni internazionali e alla sinergia tra colleghi di diverse discipline», spiegano i primari del San Raffaele.

Un grande traguardo
«Questo eccezionale intervento è un traguardo importante nel campo della terapia fetale, perché permette migliori opportunità di cura rispetto ai risultati che oggi si possono ottenere con le terapie effettuate in epoca neonatale. Questa scelta terapeutica, non sperimentale e supportata da solide basi scientifiche, è un'opzione importante per le donne gravide a cui è stata diagnosticata tale malformazione fetale», commenta il dottor Candiani.

Evidenze scientifiche
«Le evidenze scientifiche internazionali dimostrano che i bambini con spina bifida operati in utero hanno meno conseguenze neurologiche dopo la nascita e maggiori possibilità di recupero rispetto a quelli operati da neonati. Il processo di riparazione prosegue infatti nelle settimane di gravidanza successive all’intervento portando verso la normalità le strutture e le funzioni neurologiche del feto», conclude Mortini.