12 dicembre 2018
Aggiornato 08:00

Melanoma metastatico, identificati nuovi marcatori per il trattamento

I marcatori individuati predicono la resistenza all'immunoterapia nel trattamento del cancro della pelle più difficile, il melanoma
Ricerca scientifica
Ricerca scientifica (Catalin Rusnac | shutterstock.com)

Novità nella cura del più temuto cancro della pelle, il melanoma. La misurazione dei livelli di specifici biomarcatori nel plasma potrebbe predire la risposta clinica all’immunoterapia di pazienti affetti da melanoma metastatico. Lo dimostrano i risultati di uno studio esplorativo condotto dal gruppo di Licia Rivoltini, Struttura Semplice Dipartimentale Immunoterapia dei Tumori Umani, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori. Lo studio è sostenuto da AIRC e Fondazione Cariplo. Sebbene l’immunoterapia abbia offerto una cura per alcuni tipi di tumore a pazienti che non avevano altre opzioni terapeutiche, vi sono limiti alla sua efficacia, dato che nella maggior parte dei casi vi è una resistenza intrinseca.

Il ruolo dei microRNA
Lo studio, pubblicato in The Journal of Clinical Investigation, ha evidenziato il ruolo di determinati RNA regolatori, i microRNA, nell’induzione di uno stato di immunosoppressione sistemica caratteristica di molti pazienti oncologici e dovuto all’accumulo di cellule mieloidi soppressorie. Questa alterazione immunitaria è implicata nella resistenza all’immunoterapia e potrebbe spiegare perché solo alcuni pazienti beneficino di questo tipo di terapia. Anche se era già noto che l’accumulo di cellule mieloidi soppressorie rappresenta un grosso ostacolo all’efficacia dell’immunoterapia nei pazienti oncologici, i risultati di questo studio sono un importante passo avanti perché chiariscono i meccanismi alla base di questo processo nell’ambiente umano.

Le cellule soppressorie
I ricercatori hanno analizzato cellule mieloidi soppressorie umane generate in laboratorio a partire da cellule di melanoma. Grazie a questo approccio hanno identificato alcuni microRNA (miR mielodi) associati alla formazione di queste cellule soppressorie e alla resistenza all’immunoterapia. Quindi hanno valutato i livelli di espressione dei miR mieloidi in campioni di pazienti con melanoma e hanno analizzato il sangue prelevato prima del trattamento, trovando una correlazione fra queste molecole e la risposta all’immunoterapia. Nei pazienti con melanoma questi microRNA risultano in effetti aumentati e più in generale nei pazienti oncologici paiono rappresentare un indicatore dell’attività delle cellule soppressorie. «Se saranno validati in studi prospettici, i miR mieloidi potrebbero diventare un marcatore plasmatico per selezionare i pazienti che hanno maggiore probabilità di rispondere all’immunoterapia o alle terapie che modulino lo stato di immunosoppressione causato dal tumore», ha commentato Licia Rivoltini, che sta studiando le stesse molecole in altri campioni di pazienti e altri tipi di tumori.