18 dicembre 2018
Aggiornato 20:00

Torna la paura colera, a Napoli madre e figlio ricoverati con la malattia

A Napoli arriva il colera. Sono due i casi registrati al Cotugno: un bimbo di 2 anni e la madre

Colera
Colera (Tashatuvango | shutterstock.com)

Il colera fa paura. E dopo anni in cui non se n’era più sentito parlare in Italia, ecco che vengono segnalati due casi a Napoli. Le vittime del pericoloso vibrione sarebbero un bimbo di 2 anni e sua mamma. Entrambi erano appena rientrati da un viaggio in Bangladesh – loro Paese d’origine – dove è probabile abbiano contratto la malattia. I due, residenti a Sant’Arpino in provincia di Caserta, sono stati ricoverati all’ospedale Cotugno di Napoli (il piccolo è poi stato trasferito all’ospedale pediatrico Santobono) e pare siano in condizioni stazionare. Ma il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera dei Colli (Monaldi, Cotugno e Cto), Antonio Giordano, rassicura: «La situazione è del tutto sotto controllo. Immediatamente, è stata allertata la Asl competente e sono state attivate tutte le procedure previste dai protocolli. I contatti familiari del caso indice sono stati già individuati e sono attualmente sotto stretta osservazione sanitaria».

Attese le conferme
Dopo aver prelevato dei campioni, da madre e figlio, sono stati inviati all’Istituto Superiore di Sanità per gli accertamenti del caso. Si tratta di «due casi altamente probabili che dovranno essere confermati dai nostri laboratori. I risultati saranno disponibili entro un paio di giorni», spiega all’AdnKronos Salute Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’ISS.

Solo casi d’importazione
Della casistica di colera in Italia si sa che si tratta tutti di casi importazione. «Sono estremamente rari – sottolinea Rezza – Possono esserci anni in cui non ne registriamo nessuno; anni in cui se ne registrano due o tre. Ma sono possibili, perché le persone oggi viaggiano molto e questa malattia, a trasmissione oro-fecale, è presente in diversi Paesi». Evitando di creare allarmismi inutili, l’esperto avverte che non ci sono grossi pericoli al riguardo. Difatti, «se le persone contagiate vengono isolate subito, reidratate e trattate, l’infezione non fa grossi danni – prosegue Rezza – E, in ogni caso, non c’è pericolo di contagio su ampia scala». Per evitare comunque possibili complicazioni o eventi inaspettati, il direttore del Dipartimento malattie infettive precisa che, nel caso di Napoli, «tutte le persone venute a contatto con i pazienti saranno tenute sotto osservazione».

I sintomi del colera
È una malattia infettiva diarroica acuta a trasmissione oro-fecale, causata dal batterio Vibrio cholerae. Ci si infetta tramite contatto orale, diretto o indiretto, con feci o alimenti contaminati, riporta il sito Epicentro dell’ISS. L’infezione ha periodo d’incubazione che in genere varia tra le 24 e le 72 ore (2-3 giorni). Tuttavia, non sono insoliti casi eccezionali in cui può esordire anche in poche ore – il tutto dipende da numero di batteri ingeriti. È importante specificare che nel 75% dei casi le persone infettate non manifestano sintomi e tra coloro che invece li manifestano, soltanto una piccola parte sviluppa una forma grave della malattia. Tra i sintomi più comuni vi sono la diarrea acquosa e marrone all’inizio chiara e liquida successivamente – che è il sintomo prevalente. Quando assume forme persistenti e cospicue, la continua perdita di liquidi può portare alla disidratazione e allo shock, che nei casi più gravi può essere rapidamente fatale – sottolinea Epicentro. Al contrario di altre malattie infettive, la febbre non è un sintomo prevalente. Possono però presentarsi vomito e crampi alle gambe.